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NELLE SALE / Nel cast Max Giusti, Salvi, Fichi d’India
I Vanzina: «Barzellette, che passione! Al nostro film manca soltanto
Totti»
Gigi Proietti: «Facciamo ridere su tutti, tranne i politici perché
cambiano troppo in fretta»
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Ai
fratelli Vanzina sarebbe piaciuto far raccontare una barzelletta a
capitan Totti. «Avrebbe dimostrato ironia - raccontano divertiti
-. Lui prima ha detto che non ne sarebbe stato capace, poi ci ha
fatto un libro». In «Barzellette», che uscirà giovedì, Carlo
(regista) ed Enrico (sceneggiatore) hanno messo insieme un cast
comico niente male. Primo fra tutti Gigi Proietti che fa il
cameriere, il contadino, il messicano e il direttore d’orchestra.
E proprio da lui è partita l’idea per il film. «Da un po’ di tempo
ci pensavamo - spiega Carlo Vanzina -. Ma lo spunto è nato durante
le riprese di "Febbre da cavallo", quando Proietti confidò di
sognare un film in cui la vita di un uomo, dalla nascita alla
morte, venisse raccontata con le barzellette». |
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Nel
film non c’è una trama classica, ma una settantina di storielle che
legano i diversi personaggi. Si parte da un teatro affollato da truppe
austroungariche per finire in Spagna con i toreri, al Polo Nord con
gli esquimesi, nella Roma del Cinquecento con Michelangelo, in
Inghilterra con la Regina Elisabetta. «Abbiamo letto più di ventimila
barzellette prima di decidere quali utilizzare - spiegano i Vanzina -.
E comunque abbiamo escluso quelle su matti, carabinieri e Pierino».
Non c’è nemmeno la politica. «E come si fa? - commenta Proietti - i
personaggi cambiano così in fretta che quando esce il film non c’è più
nessuno».
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Gli
altri interpreti: Carlo Buccirosso, Enzo Salvi, Biagio Izzo, i
Fichi d’India, Max Giusti, Chiara Noschese e Vito. Scherzando,
Proietti divide le persone in: «Quelli che amano le barzellette,
quelli che le raccontano male e quelli che fanno finta di non
amarle perchè non fa fino. La nostra sfida è vedere se si può fare
un cinema che non racconti solo la crisetta della famiglia o i
problemi adolescenziali di un ragazzino». E allude anche ai
colleghi «snob» che hanno rifiutato il film prodotto da Aurelio De
Laurentiis. «Qualcuno - racconta Carlo - ci ha detto di non
chiamarli per "questi film". Ma io sono contento quando entro nei
cinema dove proiettano le nostre storie e vedo la gente che ride.
Spero che il pubblico ci segua in questa nuova follia e si diverta
con noi». |
Ed Enrico
sottolinea: «Abbiamo dato fiducia al genere comico che in Italia va
bene soltanto a Natale. Questo film riporta alla grande tradizione del
nostro cinema, quella dei "Mostri", con gli attori che si trasformano
in personaggi diversi. Speriamo che i giovani traggano ispirazione per
stacchi di fantasia che rinnovino la commedia all’italiana».
Sandra Cesarale -
Corriere della sera
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