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il Pranzo della Domenica

 

Regia: Carlo Vanzina Sceneggiatura: Enrico Vanzina

Cast: Massimo Ghini, Maurizio Mattioli, Barbara De Rossi, Elena Sofia Ricci

Produzione: International Video 80, Rai Cinema -  2002

 

  Un pranzo della domenica in famiglia, pieno di portate e di imprevisti come si conviene alla tradizione della commedia all'italiana, che questa volta deve fare i conti con i cambiamenti, o supposti tali, della nostra società patriarcale. Dietro l'apparente normalità delle riunioni settimanali a casa della mamma vedova, covano rancori antichi e mai sopiti. Le tre figlie sono infatti molto diverse tra di loro: una è la realizzata mogliettina borghese, l'altra sta vivendo una forte depressione perché non può avere figli e infine la terza è l'eterna alternativa di sinistra. Se già loro sono diverse figuriamoci i mariti: c'è l'avvocato rampante che ha rilevato lo studio del suocero, un vivaista danaroso, reazionario e un po' cafone e infine l'intellettuale di sinistra, incazzato e senza una lira. In questo clima accade che la matriarca vada a prendere un piatto e ci rimetta un femore. Il gruppo, trasferitosi d'urgenza all'ospedale, non dovrà solo augurarsi che si ricompongano le ossa della mamma incidentata ma anche le loro, visto che il trauma improvviso ha rotto l'argine degli insulti.

 

Ai fratelli Vanzina si potranno rimproverare molte cose, ma non la serialità: reduci, vent’anni orsono, dagli straordinari successi ottenuti con “Sapore di mare” e “Vacanze di Natale”, essi si rifiutarono di dirigerne i rispettivi e fortunatissimi seguiti, in ossequio al principio di non ripetersi, di sperimentare strade sempre nuove (in epoca seguente, “La mandrakata” sarà solo un omaggio al padre, il geniale Steno, regista del primo “Febbre da cavallo”).

immagine dal film Il pranzo della domenica

Il consenso di pubblico di allora s’è andato, con gli anni, diradando: ma loro proseguono, impavidi, per la propria via, proponendo con “Il pranzo della domenica” una commedia d’impianto tradizionale, sulle orme dello Scola di “C’eravamo tanto amati” (1974) e “La famiglia” (1987), pur se su un registro più leggero. La bravura degli attori maschera qualche buco di sceneggiatura e certo indulgere a soporiferi ritmi televisivi; risultano apprezzabili, in ogni caso, l’assenza di volgarità e la professionalità della confezione. (Francesco Troiano - Italica.rai.it)

 

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Enrico Vanzina: “No, non sono un mucciniano”

Intervista e note sull’ultimo film dei Vanzina brothers: “Il Pranzo della Domenica”, un film “di maturità”.

di As Chianese

 

Lo avevamo lasciata a perdersi appresso all’amletico dubbio su quello che le ragazze non dicono, o a gironzolare per le stradine di South Kensington, cane al guinzaglio, intento a preparare una delle sue mandrakate cinematografiche ma dopo il divorzio con De Laurentiis e le scommesse fatte in casa Warner, stanco dei vari articoli di costume e delle produzioni tv in cui si era impegnato: Enrico Vanzina (Roma, 1949) lo sceneggiatore, la mente, della factory di famiglia, oggi confida di aver scritto un film, distribuito a fine aprile da 01 e co – prodotto da RAI cinema, in cui emergono i dubbi e le complessità sulla famiglia italiana: questa sconosciuta.

Enrico Vanzina e As Chianese

Si potrebbe credere in una riconversione mucciniana dei terribili fratelli della commedia tricolore ma in realtà questo film: “Il Pranzo della Domenica”, aspira a ben altre tematiche e giunge a ben altre conclusioni, eludendo (sfidando?) la tesi del giovane e fortunato autore di “Ricordati di Me”.

 

Mi parli un po’ del tuo nuovo film, della tua nuova sceneggiatura: “Il Pranzo della Domenica”, girato da tuo fratello Carlo?

 

“Il Pranzo della Domenica” rappresenta un punto d’arrivo, di maturità. Con mio fratello abbiamo cercato di fare un film partendo dalla nostra generazione invece di dedicarci all’analisi dei giovani o delle nuove classi sociali. Abbiamo cercato di fare il punto su di una borghesia tra i 40 e i 50, abbiamo raccontato in modo tradizionale, seguendo le orme di alcuni film di Ettore Scola, una grande famiglia nella quale ci sono delle tensioni, dei problemi tra i figli, nei rapporti fra parenti, tra i nonni: sempre per quanto riguarda la vita in comune, il lavoro, la politica. Questa famiglia che si muove tutta insieme all’inizio del film ci darà, pian piano, una fotografia di quella che è la borghesia italiana in questo momento. Alla base del film c’è un idea: questa famiglia si riunisce tutte le domeniche a casa della nonna, che ha tre figlie sposate, per l’abituale pranzo e c’è questa finzione dove tutti stanno bene, tutti ridono ma in realtà ci sono delle tensioni, dei dissapori reciproci, che covano fortissimi.

immagine dal film Il pranzo della domenica

All’inizio del film questa nonna, che è interpretata da Giovanna Ralli, cade e si rompe il femore finendo in ospedale dove, un po’ come nel recente film di Almodovar “Parla con Lei”, questa lunga convalescenza corrisponde ad una forte presa di coscienza della nonna, di questa madre, di questa anziana che capisce le profonde divisioni tra i suoi cari così che oltre a pensare alla sua salute deve anche riconciliare questo nucleo.

Deve guarire la malattia propria e le malattie che affliggono i matrimoni e le reciproche incomprensioni.

Nel complesso questo film è abbastanza corale: ci sono attori medi, nessuno è più forte degli altri, ci sono Massimo Ghini, Barbara De Rossi, Rocco Papaleo, dalla già citata Giovanna Ralli, Elena Sofia Ricci, Maurizio Mattioli e da Galatea Ranzi.

Ripeto è un film di maturità dove c’è da riflettere ma dove non manca assolutamente l’umorismo, è interessante perché manca completamente la componente mucciniana per così dire.

 

Che differenze ci sono, dunque, tra la famiglia insoddisfatta di “Ricordati di Me” e quella incompatibile de “Il Pranzo della Domenica” ?

 

E’ lo specchio assolutamente contrario. Come dicevo prima la famiglia di “Ricordati di Me” da un immagine impietosa del nucleo domestico mentre il mio film è diverso.

Io penso che la famiglia italiana non è così, all’interno delle debolezze, delle fragilità di ognuno ci sono momenti di umorismo, di simpatia, momenti in cui ci si può riflettere e volere bene a certi personaggio, perché la vita è proprio così. Io penso che noi vogliamo bene ai nostri genitori ma quando c’abbiamo 14/15 anni siamo in un periodo di ribellione nei loro confronti perché li vorremmo meravigliosi quando invece iniziamo a capire che, come tutti, anche loro hanno dei difetti e questo ci fa soffrire moltissimo… ma poi piano piano iniziamo a capire che le loro debolezze saranno anche le nostre e che anche noi ne abbiamo cominciando a fare dei “compromessi d’affetto” non dei compromessi stupidi: ci perdoniamo le nostre debolezze reciproche. Comunque la famiglia resta un centro importante dove coesistono delle incomprensioni, delle contraddizioni, ma dove comunque tutti dobbiamo cercare di convivere perché intorno a noi il mondo è uguale, non esiste una famiglia ideale o una famiglia tipo.

Muccino non vede questo, pensa in negativo: si esce dalla visione di quelle pellicola con un senso d’angoscia, mentre nel nostro film c’è qualcosa di più vero.

 

Se volete leggere l’intervista completa ad Enrico Vanzina vi consiglio il libro “Tempo di Ridere” (Edizioni il Foglio) a soli 8€ ordinabile presso www.ilfoglioletterario.it

Il Film non nasconde quindi delle ambizioni ?

 

Tutto ciò è perché noi cerchiamo di fare ancora dell’intrattenimento, però se c’è un ambizione è quella di poter dire che a distanza di cent’anni, dovendo rivedere un po’ l’Italia, alcuni nostri film che vennero considerati superficiali forse daranno un immagine dal punto di vista  sociologica più precisa di quello che davvero siamo.

Questo discorso lo porto avanti, oltre che nel mio cinema, anche nei miei libri e negli articoli che scrivo: cerco di fotografare la realtà in modo che qualcuno tra cent’anni pensando a come era l’Italia dagli anni ’80 ad oggi abbia comunque un punto di riferimento preciso e sincero perché io parlo di fatti reali.

 

 

 

All’immancabile vena comica dello sceneggiatore romano si sovrappone inevitabilmente il peso degli anni e delle scelte cinematografiche:  le rughe di una critica obbiettiva, poco incline ai compromessi ed i capelli beetlesiani, lunghi e brizzolati, dell’irriverenza e del successo. Aldilà di tutto, però, lo sceneggiatore parla di maturità, di un momento atteso, quasi tardivo, che dopo 80 e passa film all’attivo forse è arrivato ed è ancora una volta nel segno dell’irriverenza, di quel tipo di cinema che “si fa con la pizza e i fichi” come affermava lo stesso Enrico che firma da solo script di questo film, un cambio di marcia, una grossa responsabilità: sarà un piacere testarlo.

 

 

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Fratelli Vanzina: ''Non siamo Moretti, ma diciamo la verita' "

 

Roma, 18 apr. - (Adnkronos/Cinematografo.it ) - ''Il nostro non e' un film politico e noi non siamo Nanni Moretti, ma diciamo le cose come stanno, senza tirarci indietro di fronte ai nomi e alle responsabilita'''. Maestri della commedia leggera con la coppia Boldi-De Sica, Carlo ed Enrico Vanzina presentano cosi' ''Il pranzo della domenica'', la loro nuova commedia corale con Massimo Ghini, Barbara De Rossi, Rocco Papaleo, Giovanna Ralli, Maurizio Mattioli, Elena Sofia Ricci e Galatea Ranzi. A Roma con il cast per la presentazione del film in uscita il 30 aprile, il regista Carlo ha difeso la sua ''storica indipendenza'': ''Non ho mai preso una tessera di partito, e nella mia vita ho votato a destra e a sinistra a seconda delle occasioni -ha detto- Per la leggerezza dei nostri film, io e mio fratello siamo sempre stati degli insospettabili, ma abbiamo sempre parlato della societa' senza peli sulla lingua''. ''Veniamo da una famiglia liberale - ha proseguito Carlo Vanzina - e ci sentiamo fortemente legati a questa tradizione politica. Ma in un'accezione assolutamente lontana da quella che le viene conferito oggi''. Lo sceneggiatore Enrico riconosce la svolta rispetto ai precedenti film, ma rivendica la fedelta' alla ''commedia all'italiana''. ''Grazie a nostro padre Steno - ha raccontato - e' da li' che proveniamo ed e' li' che vogliamo tornare''. Pur non avendo un suo ''distinto colore politico'', ha proseguito, ''il nostro film si riallaccia a un genere del cinema italiano, che ha avuto il merito di accompagnare e ritrarre in maniera critica l'evoluzione sociale del nostro paese''. 'Il pranzo della domenica', ha poi riconosciuto, ''si distingue dai nostri precedenti lavori per una maggiore presenza di riferimenti socio-politici, ma non rinneghiamo nulla del passato. Lo consideriamo anzi la 'summa' di tutto cio' che abbiamo fatto finora''. L'idea di innovarsi e ''osare un film piu' serio'', ha poi raccontato Carlo, ''e' provenuta da un'esplicita richiesta di Rai Cinema''. ''Da tempo dicevano di voler produrre qualcosa con noi - ha spiegato -, ma volevano una storia diversa, sempre divertente e leggera, ma meno superficiale''. Scritta e sceneggiata dai due fratelli Vanzina, la storia prende spunto dal rito del pranzo della domenica che da' il nome al film. ''Abbiamo scelto questo argomento -ha spiegato Carlo- perche' nella nostra cultura ha sempre rappresentato un'importante occasione di riunione e di confronto familiare''. Di fatto, ha proseguito, ''partiamo pero' da un momento rituale, per ritrarre vizi e virtu' di un intero paese''. Vedova dell'alta borghesia e madre di tre figlie, Franca (Giovanna Ralli) si aggrappa a questa vecchia abitudine, per tenere a se' i resti della sua famiglia. Tutte sposate con uomini molto diversi fra loro, le tre donne incarnano pero' situazioni e approcci alla vita fra loro radicalmente opposti. L'unica a vivere un matrimonio felice e' Barbara (Barbara De Rossi), ancora innamorata del marito Maurizio (Maurizio Mattioli), ma vittima della depressione per il suo frustrato desiderio di maternita'. Madre di quattro figli, Sofia (Elena Sofia Ricci) soffre invece del rigore ideologico che ha fatto sacrificare al marito marxista (Rocco Papaleo) una carriera nel giornalismo. Radicalmente opposte, sono infine le posizioni di Massimo (Massimo Ghini), avvocato arrivista e donnaiolo, sposato alla terza figlia (Galatea Ranzi).