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Febbre da Cavallo: la mandrakata

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Ascolta l'intervista a Gigi proietti

Grazie al suo sorriso magico. Bruno si è fidanzato con Lauretta , anche lei padrona di un bar come la sua precedente fiamma, alla quale ha giurato di mettere la testa a posto. E infatti, ufficialmente, Bruno lavora come attorucolo e generico a Cinecittà. Ma nei momenti meno ufficiali, insomma sempre, Mandrake continua a giocarc e a rovinarsi con le corse al trotto.
 
Pomata, il suo socio storico, è scomparso, inseguito dalla rabbia dei tanti giocatori di Tor di Valle ai quali doveva “na cifra". Mandrake lo ha sostituito con Micione e l’Ingegnere, due sciagurati nullafacenti che pensano anche loro solo alle scommesse.Micione, indolente come un micio, vive ancora con i genitori rubacchiando in casa sui resti della spesa e facendosi prestare i soldi dalla portiera.

L 'Ingegnere, studente bolognese fuori corso, mantenuto a Roma dall'assegnuccio del padre, invece di studiare ha inventato un sistema "infallibile" col computer. Infallibile a parole, perché quando i nostri tentano di metterlo in pratica...col "caschio maschio e senza fischio" che vincono!
Mandrake, però, è uomo dalle mille risorse.

Durante una sfortunata trasferta all'ippodromo di Montecatini nota un cavallo brocco che assomiglia come due gocce d'acqua ad un campione di Tor di Valle E subito gli viene in mente una “supermandrakata”! Che sarebbe una "sòla" ippica coi controfiocchi.Per realizzarla, oltre a Micione e l'Ingegnere, fa entrare in società Aurelia, una bella ma sfigatissima attrice in cerca di gloria.

Al gruppo si aggiunge anche un disgraziato ragioniere napoletano, tale Antonio Faiella e per ultimo, a sorpresa, anche il mitico Pomata. Che era scomparso, ma…

 

FEBBRE DA CAVALLO - LA MANDRAKATA
Regia: Carlo Vanzina
Cast: Gigi Proietti, Rodolfo Laganà, Carlo Buccirosso, Nancy Brilli
Sceneggiatura: Enrico Vanzina, Carlo Vanzina
Fotografia: Claudio Zamarion
Produttore: Guglielmo Arié
Produzione: Solaris Cinematografica, Warner Bros. Italia, International Video 80
Distributore: WARNER BROS. ITALIA
Paese: Italia
Anno: 2002
Status: In uscita il 31 ottobre 2002

 

Intervista ai fratelli Vanzina

Febbre da cavallo 2: una mandrakata

"Dottor Varenne, se tutti i cavalli fossiro come lei, noi vinceressimo sempre". Mandrake, in arte Bruno Fioretti, giocatore ai cavalli e perdigiorno, parla con il cavallo più forte del mondo, Varenne. Così Gigi Proietti, protagonista di "Febbre da cavallo", cult diretto nel 1976 da Steno, presenta il seguito: "Febbre da cavallo due-La Mandrakata".

A dirigere il sequel i figli Enrico e Carlo Vanzina, in questi giorni all'ippodromo di Tor di Valle per le riprese.

"E' incredibile il successo del film di nostro padre - racconta Carlo - Quando uscì in sala, 26 anni fa, Febbre da cavallo andò benino, ma non suscitò clamore.Poi a 15 anni dalla sua uscita, il pubblico ha iniziato ad adorare questo film. E' un fenomeno strano, è come se fosse uscito due anni fa".

Ai vecchi personaggi, come il Pomata (Enrico Montesano) e Mandrake (Gigi Proietti), si affiancano Nancy Brilli, una comparsa 'strappona' di Cinecittà che vuole fare l'attrice, un'altra padrona di un bar che prende il ruolo che fu di Catherine Spaak, Lauretta (Emanuela Grimalda), poi Micione (Rodolfo Laganà), l'Ingegnere (Andrea Ascolese) e Antonio Faiella (Carlo Buccirosso). Il film, costato in tutto 4 milioni di euro, per la metà è coprodotto da Warner Bros. Italia e per il resto da Solaris International e Video 80. Uscirà nelle sale a metà novembre 2002. Si spera senza "senza rischio". "Come un whisky maschio", direbbe Mandrake.

Come mai "Febbre da cavallo" ha creato tanti adepti negli ultimi anni?
 

Enrico Vanzina: Il successo tardivo forse proviene dal fatto che negli anni '70 si facevano commedie slegate dalla realtà. C'erano i film di Castellano e Pipolo, sul genere dei telefoni bianchi con Adriano Celentano. Febbre da cavallo si discostava perché riprendeva la commedia all'italiana anni '50 dove si dava importanza anche ai piccoli personaggi e il meccanismo della risata si innescava su fatti semplici. Febbre da cavallo fa simpatia e tenerezza perché racconta un gruppo di perdenti. Come per tutte le grandi commedie, dietro questa storia si nasconde la grande tragedia. Io e Carlo ritorniamo a quel modello, ma non sarà un film nostalgico.

Perché fare un seguito di "Febbre da cavallo" proprio ora?
 

Enrico Vanzina: E' stato proprio chiamato dal pubblico. Molte persone tengono la videocassetta vicino al videoregistratore e quando sono depressi se la riguardano. Il film è un vero e proprio 'cult'. E' la gente che ci ha chiesto di scrivere e dirigere questo film. Nel Lazio è uscita la sceneggiatura del primo film e ha venduto in poco tempo 7mila copie. E' un dato che fa riflettere. In un momento in cui non c'è un'evoluzione della commedia all'italiana, noi riprendiamo un vecchio modello e lo miglioriamo. Ma La mandrakata è anche un omaggio a nostro padre. Stiamo girando alla Steno.

Come vi sentite a dirigere il seguito del film di vostro padre?
 

Carlo Vanzina: Febbre da cavallo è diventato talmente un 'cult' che sarà difficile eguagliarlo.
 

Enrico Vanzina: Tanti segnali ci hanno portato a questa decisione. Quando ero ragazzo scommettevo sulle corse dei cavalli poi ho smesso. Sono ritornato a Capannelle lo scorso anno e il primo cavallo che correva si chiamava proprio Soldatino (il nome del cavallo su cui scommetteva Mandrake, ndr). Ho puntato su di lui e ho vinto. A quel punto ho girato gli occhi al cielo, mi è proprio sembrato che ci fosse lo zampino di mio padre su questa faccenda.

La colonna sonora rimarrà la stessa?
 

Sì. E' troppo legata alla "Febbre da cavallo".