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Febbre da Cavallo: la mandrakata
Sito ufficiale
Ascolta l'intervista a Gigi
proietti
Grazie al suo sorriso magico. Bruno si è fidanzato con Lauretta ,
anche lei padrona di un bar come la sua precedente fiamma, alla
quale ha giurato di mettere la testa a posto. E infatti,
ufficialmente, Bruno lavora come attorucolo e generico a Cinecittà.
Ma nei momenti meno ufficiali, insomma sempre, Mandrake continua a
giocarc e a rovinarsi con le corse al trotto.
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Pomata, il suo socio storico, è scomparso, inseguito dalla
rabbia dei tanti giocatori di Tor di Valle ai quali doveva “na
cifra". Mandrake lo ha sostituito con Micione e l’Ingegnere,
due sciagurati nullafacenti che pensano anche loro solo alle
scommesse.Micione, indolente come un micio, vive ancora con i
genitori rubacchiando in casa sui resti della spesa e
facendosi prestare i soldi dalla portiera. |
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L 'Ingegnere,
studente bolognese fuori corso, mantenuto a Roma dall'assegnuccio
del padre, invece di studiare ha inventato un sistema "infallibile"
col computer. Infallibile a parole, perché quando i nostri tentano
di metterlo in pratica...col "caschio maschio e senza fischio"
che vincono!
Mandrake, però, è uomo dalle mille risorse.
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Durante una sfortunata trasferta all'ippodromo di Montecatini
nota un cavallo brocco che assomiglia come due gocce d'acqua
ad un campione di Tor di Valle E subito gli viene in mente una
“supermandrakata”! Che sarebbe una "sòla" ippica coi
controfiocchi.Per realizzarla, oltre a Micione e l'Ingegnere,
fa entrare in società Aurelia, una bella ma sfigatissima
attrice in cerca di gloria. |
Al gruppo si
aggiunge anche un disgraziato ragioniere napoletano, tale Antonio
Faiella e per ultimo, a sorpresa, anche il mitico Pomata. Che era
scomparso, ma… |
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Intervista ai fratelli Vanzina
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Febbre da cavallo
2: una mandrakata

"Dottor
Varenne, se tutti i cavalli fossiro come lei, noi vinceressimo
sempre". Mandrake, in arte Bruno Fioretti,
giocatore ai cavalli e perdigiorno, parla con il cavallo più forte
del mondo, Varenne. Così Gigi Proietti,
protagonista di "Febbre da cavallo", cult diretto nel 1976 da
Steno, presenta il seguito: "Febbre da cavallo due-La Mandrakata".
A dirigere il sequel i figli Enrico e Carlo Vanzina,
in questi giorni all'ippodromo di Tor di Valle per le riprese.
"E' incredibile il successo del film di nostro padre - racconta
Carlo - Quando uscì in sala, 26 anni fa, Febbre da cavallo andò
benino, ma non suscitò clamore.Poi a 15 anni dalla sua uscita, il
pubblico ha iniziato ad adorare questo film. E' un fenomeno strano,
è come se fosse uscito due anni fa".
Ai vecchi personaggi, come il Pomata (Enrico Montesano) e Mandrake
(Gigi Proietti), si affiancano Nancy Brilli, una comparsa 'strappona'
di Cinecittà che vuole fare l'attrice, un'altra padrona di un bar
che prende il ruolo che fu di Catherine Spaak, Lauretta (Emanuela
Grimalda), poi Micione (Rodolfo Laganà), l'Ingegnere (Andrea
Ascolese) e Antonio Faiella (Carlo Buccirosso). Il film, costato
in tutto 4 milioni di euro, per la metà è coprodotto da Warner
Bros. Italia e per il resto da Solaris International e Video 80.
Uscirà nelle sale a metà novembre 2002. Si spera senza "senza
rischio". "Come un whisky maschio", direbbe Mandrake.
Come mai "Febbre da cavallo" ha creato tanti adepti negli
ultimi anni?
Enrico
Vanzina: Il successo tardivo forse proviene dal fatto
che negli anni '70 si facevano commedie slegate dalla realtà.
C'erano i film di Castellano e Pipolo, sul genere dei telefoni
bianchi con Adriano Celentano. Febbre da cavallo si discostava
perché riprendeva la commedia all'italiana anni '50 dove si dava
importanza anche ai piccoli personaggi e il meccanismo della
risata si innescava su fatti semplici. Febbre da cavallo fa
simpatia e tenerezza perché racconta un gruppo di perdenti. Come
per tutte le grandi commedie, dietro questa storia si nasconde la
grande tragedia. Io e Carlo ritorniamo a quel modello, ma non sarà
un film nostalgico.
Perché fare un seguito di "Febbre da cavallo" proprio ora?
Enrico
Vanzina: E' stato proprio chiamato dal pubblico. Molte
persone tengono la videocassetta vicino al videoregistratore e
quando sono depressi se la riguardano. Il film è un vero e proprio
'cult'. E' la gente che ci ha chiesto di scrivere e dirigere
questo film. Nel Lazio è uscita la sceneggiatura del primo film e
ha venduto in poco tempo 7mila copie. E' un dato che fa riflettere.
In un momento in cui non c'è un'evoluzione della commedia
all'italiana, noi riprendiamo un vecchio modello e lo miglioriamo.
Ma La mandrakata è anche un omaggio a nostro padre. Stiamo girando
alla Steno.
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Come vi sentite a dirigere il seguito del film di vostro
padre?
Carlo
Vanzina: Febbre da cavallo è diventato talmente un
'cult' che sarà difficile eguagliarlo.
Enrico
Vanzina: Tanti segnali ci hanno portato a questa
decisione. Quando ero ragazzo scommettevo sulle corse dei cavalli
poi ho smesso. Sono ritornato a Capannelle lo scorso anno e il
primo cavallo che correva si chiamava proprio Soldatino (il nome
del cavallo su cui scommetteva Mandrake, ndr). Ho puntato su di
lui e ho vinto. A quel punto ho girato gli occhi al cielo, mi è
proprio sembrato che ci fosse lo zampino di mio padre su questa
faccenda.
La colonna sonora rimarrà la stessa?
Sì. E' troppo
legata alla "Febbre da cavallo". |
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