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E
ADESSO SESSO (2001)
Regia
di Carlo
Vanzina
Sceneggiatura
di Carlo
Vanzina e Enrico
Vanzina
Fotografia:
Gianlorenzo
Battaglia Musiche: Germano
Mazzocchetti
Scenografia: Tonino
Zera Montaggio: Luca
Montanari
Vedi
intervista e trailer
Vanzina:
E adesso il sesso (leggi l'intervista)
Otto episodi. Belle
donne e un cast di bravi attori. Per fotografare il difficile rapporto che
gli italiani hanno con l'eros. In una pellicola degna della migliore
commedia all'italiana.
di
Marco Giusti
Clicca
qui per il trailer
Otto episodi costruiti
con classe cinéfila, divertimento, passione per un cinema che non c’è
più, ricerca di nuovi talenti, rispetto del pubblico. “E adesso
sesso”, gioiosa rielaborazione dei Vanzina bros di un piccolo
sottogenere della tarda commedia all’italiana, il film ad episodi sul
sesso (da “Vedo nudo” a “Sesso matto”, “Sesso e volentieri”,
ecc.), è soprattutto un’operazione di equilibrismo. Essere capaci di
far ridere il pubblico smaliziato del duemila con situazioni di piccola
cronaca regionale, l’operaio torinese, ma nato a Battipaglia, sposato
con una pugliese un po’ sfasciata, che scappa con una bella Venere nera
per poi ritrovarsi nella situazione di partenza, i marchigiani burini che
arrotondano il magro stipendio con filmetti hard girati in casa, i romani
coatti pronti allo scambio di coppia, i notabili di un paesino siciliano
scatenati per le donne dei calendari che vengono puniti dalle loro mogli.
E farlo non solo senza scadere nella volgarità, il film è castissimo,
adatto anche ai ragazzini, ma giocando sui piani più alti della critica
di costume, un’Italia rovinata dai cellulari e dalla tv dei quiz e dei
reality show, e dei continui rimandi e omaggi ai maestri Risi, Germi,
Monicelli e, ovviamente, a papà Steno.
Il tutto frullato in un film che, senza nomi altisonanti per il botteghino, si ritrova a sfidare con più di cento copie in sala
addirittura il moloch del Festival di Sanremo. Più riuscito di altri
esperimenti vanziniani, funziona perfettamente per la grazia dell’intero
cast, che spazia da grandi caratteristi del cinema “serio” come Gigi
Burruano e Tony Sperandeo (i cattivi di “I cento passi”) a comici
emergenti come Adolfo Margiotta, costruito ad imitazione di Giancarlo
Giannini in “Mimì Metallurgico” e il buffo Paolo Triestino,
originalissimo vigile marchigiano con moglie bona, da presenze di classe
come Regina Bianchi e Anna Longhi a piccoli tocchi di erotic-trash come le
bellone Eva Henger e Edelweiis (la biondina che trionfa col sedere di
fuori dai manifesti).
Ma è il gioco continuo di piccole citazione e variazioni con il genere
imitato a rendere “E adesso sesso” un film assolutamente anomalo e, a
modo suo, di una certa eleganza in una stagione dove il pubblico cerca
proprio la fuga dall’ovvietà e dalla ripetizione di cliché televisivi
un po’ logori.
8
episodi, ambientati in 8 regioni d'Italia e ispirati a fatti realmente
accaduti, creano un ritratto del rapporto fra gli italiani e la
sessualità.
Nostalgia della critica di costume della
commedia popolare, ma anche dei film a episodi degli anni '70 e primi anni
'80 come Sessomatto del 1973 e Sesso e volentieri di Dino
Risi (tra gli sceneggiatori, lo stesso Enrico Vanzina!): Il regista Carlo,
insieme al fratello Enrico, sceneggiatore, non hanno più a disposizione
le icone erotiche di allora, come Laura Antonelli, ma dopo le ultime
commedie generazionali, ritornano al passato, mettendo insieme otto
episodi per raccontare il Belpaese da nord a sud. Si tratta di storie
imperniate sui piaceri sessuali degli italiani, per ridere o sorridere sul
sesso, con un linguaggio attento all'attualità e recuperando i dialetti.
Ogni episodio è ispirato a fatti di cronaca realmente accaduti dai quali
emerge un ritratto umoristico di come una parte degli italiani affronta la
sessualità. Il regista questa volta non si è affidato ai grandi nomi del
momento, i vari protagonisti sono tutti di buon livello recitativo e si
danno da fare per apparire frizzanti e vitali, anche se non tutti gli
episodi risultano gradevoli: qualche battuta divertente, una sana
cattiveria su come i vari programmi televisivi Rai o Mediaset influiscano
sui comportamenti di questi personaggi, molta satira bonaria sorretta da
stereotipi regionali e dell'inevitabile goliardia. E' il consueto limite
dei loro film: la sceneggiatura, più o meno regge, ma la regia è troppo
spesso di una modestia imbarazzante.
Tra gli episodi più riusciti c'è SMS: due adolescenti
s'incontrano all'aeroporto, si scambiano i numeri dei propri cellulari e
una volta rientrati nelle proprie città iniziano a mandarsi "messaggini".
Ben presto i due si innamorano e si "mettono insieme", nasce una
storia d'amore passionale e travolgente, ma con una particolarità: i due
innamorati non si incontrano mai, si scrivono "messaggini". Un
giorno lui smette di inviarle "messaggini"; solo un ultimo SMS
per dirle che la lascia. L'episodio Belle da calendario, che si
svolge in Sicilia, ricorda nelle caratterizzazioni dei personaggi un certo
cinema di Germi (Divorzio all'italiana, Sedotta e abbandonata),
credo, oggi, un po' superate. Chiude il film l'episodio Una vita hard
che si svolge ad Ascoli Piceno, con il simpatico dialetto marchigiano. Una
coppia non riesce ad andare avanti con il solo stipendio del marito,
allora lei per arrotondare fa la pornostar in piccoli filmini casalinghi a
luci rosse…
Se non c'è leggerezza, ironia, ridere sul sesso al cinema finisce spesso
per somigliare alla fatidica "barzelletta sporca" di qualche
serata con gli amici. Al cinema l'erotismo deve, inevitabilmente, far
ricorso a qualcosa di più e di diverso (la capacità di eccitare gli
altri sensi oltre alla vista, la capacità di miscelare insieme al piacere, lo
sgomento, il desiderio, il mistero oppure la gioia smisurata).
Gli spettatori di oggi, si accontenteranno di un film comico-erotico che
non ha nulla di tutto questo? Forse sì, ma sarebbe stato bello se il
critico ne fosse uscito con l'idea che nei loro secondi quarantanni i due
celebri fratelli cinematografari avessero rivitalizzato un genere
scomparso molto vitale decenni orsono con delle idee sorprendenti. Non è
così.
di
Memmo Giovannini
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