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[Film]
[Articoli]
ANNI
'50 (1998) (Serie TV )
Regia
di Carlo Vanzina
Sceneggiatura
di
Giorgio
Basile,
Enrico
Vanzina e Carlo Vanzina
Articolo
tratto da
di
Sabato 7 agosto 1999
IERI
BELLI MA POVERI, OGGI SAZI MA TRISTI
Ieri,
sul "Corriere della Sera", in prima pagina, Giuliano Zincone ha
preso spunto da un mio articolo sui "Poveri ma belli" degli Anni
50, nel quale, confrontando la gioventù di allora con quella
"coatta" di oggi, rimpiangevo alcuni valori di quel periodo.
Zincone sostiene, invece, che gli Anni 50 furono spaventosi ed esterna
tutto il suo fastidio per la nostalgia in generale. Mi fa molto piacere
rispondere a Zincone che considero uno dei più bravi ed intelligenti
giornalisti italiani. E comincio subito col dire che nel suo articolo c’è
molta verità. Ha ragione Zincone quando ricorda che negli Anni 50 si
moriva di più, si mangiava di meno, c’era più povertà, c’erano
battaglioni di immigrati all’estero, pochi possedevano la macchina e
pochissimi andavano in vacanza. Ha un po’ meno ragione quando ricorda
che a fronte dei non-ideali dei giovani d’oggi c’erano gli ideali
fascisti dei nostalgici e quelli comunisti di molti intellettuali. Non
credo che si possa colpevolizzare una generazione per aver creduto nel
comunismo. Io, che sono liberale, credo in buona fede nella buonissima
fede di molti intellettuali che speravano in Lenin. Ma la polemica
salirebbe di tono ed è estate. Lasciamo perdere.
Il punto è un altro. Zincone mi accusa,
bonariamente, di aver rivisto il film di Dino Risi "Poveri ma
belli" e di aver scambiato la favola per realtà. Quello era un film
consolatorio, la realtà del paese era molto diversa. Ma io, nel mio
articolo, ho parlato proprio di un film. Non di un saggio sociologico. I
film sono spezzoni della realtà, alimentano ricordi, raccontano degli
umori. Non pretendono mai di dire la verità. I film sono dei segnali,
come lo è la moda. Non vanno giudicati in veri e falsi. Dicono piccole
cose, talvolta futili, talvolta inutili, talvolta buffe, talvolta
intelligenti e talvolta importanti. "Poveri ma belli",
volendo fare il critico, tutte queste cose le dice. Perché è un film
riuscito che resiste all’usura del tempo. Piace anche ai giovani di oggi
che trovano nella sua struttura narrativa molti archetipi di convivenza
civile che oggi non esistono più. E quelli della mia generazione non
possono fare a meno di confrontare, in maniera divertita, non certo dotta,
i protagonisti di quella storia con i protagonisti delle storie Anni 90.
Zincone non può negare che ai margini di una larga fetta di gioventù più
scolarizzata e più sana, esistono delle spaventose tribù di ragazzi
completamente sbandati. Negli Anni 50 le famiglie contavano di più. Oggi
la famiglia è scoppiata. Negli Anni 50 non esisteva in maniera diffusa il
flagello della droga. Oggi chi ha un figlio di sedici anni che va in
discoteca trema. Allo stadio ci si prendeva a cazzotti. Oggi bruciano i
vagoni dei treni. Il sesso era vissuto in maniera più romantica. Oggi
c’è lo stupro del branco. Lo so, sono banalità. Ma Zincone dimentica
troppe banalità spaventose che caratterizzano il modo di vivere dei
"dimenticati" di oggi.
C’è di più. Restando sul banale, gli uomini,
in generale, si dividono in molte categorie. Una di queste categorie,
forse una delle meno importanti, riguarda il piacere o il dispiacere,
tutto personale, di guardare indietro. E’ lecito sentirsi infastiditi
dalla nostalgia. Ma è altrettanto lecito non doversi vergognare di
lanciare qualche sguardo al passato.
Quanto al mito fasullo di via Veneto esprimo un
mio modesto e sempre personalissimo parere. Mio padre, il regista Steno,
faceva i film di Totò e la sera stava a via Veneto insieme con Longanesi,
Patti, Talarico, Cardarelli, De Feo e molti altri. A giudicare dai suoi
racconti quelle serate erano molto divertenti. Oggi, a malapena, io e
Zincone c’incontriamo a cena in casa di amici una volta all’anno.
Peccato. Perché parlare con Zincone è sempre un piacere. Negato proprio
da quel modo di vivere "migliore" di oggi del quale parla
Zincone.
di
ENRICO VANZINA
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