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AMICI MIEI

Fino al 20 ottobre, alle 21.30, al Teatro Parioli, Roma. Tel. 06/85301758.

musiche Carlo Rustichelli e Umberto Smaila
scenografie Armando Mannini
costumi Teresa Acone

Francesco Bellomo
presenta



AMICI MIEI
adattamento dal film omonimo di F. Bellomo, P. De Bernardi, C. Insegno, M. Monicelli, T.Pinelli

con
JERRY CALA', FRANCO OPPINI
NINI' SALERNO

e con
Daniele Formica, Gaetano Aronica,
Nino Bellomo

regia di Mario Monicelli
A far rivivere le goliardate dei protagonisti di Amici Miei, celebre film di Mario Monicelli, sono Jerry Calà, nei panni del conte Mascetti, nobile spiantato e orgoglioso, delirante per l’amante “lolita” Titti, Nini Salerno che interpreta Giorgio Perozzi, capocronista del giornale fiorentino.

Franco Oppini è l’architetto Melandri, perso dietro alla moglie del chirurgo Sassaroli, il quinto compare che si unirà agli altri (interpretato da Stefano De Sando), Gaetano Aronica è il Necchi, il bellimbusto che vive alle spalle della moglie barista. Amici miei 2002 è sensibilmente attualizzato, ma con lo spirito goliardico d’un tempo, come ha voluto Mario Monicelli, che spicca tra i curatori del nuovo adattamento. La direzione della regia che conferma Monicelli, affiancato nel coordinamento tecnico dal più giovane Claudio Insegno.

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Perozzi, Melandri, Mascetti, Sassaroli: quattro amici dei giorni nostri con la mentalità di altri tempi. E' una storia - non storia, nel senso che essa non segue il filo conduttore classico di tutte le trame : inizia e finisce in un momento qualsiasi, anche se con la morte di uno del quartetto. Una morte che però non ferma nessun meccanismo : tutto continua come prima, animato dalla stessa filosofia che aveva guidato i fatti accaduti in precedenza. Dice Mascetti, descrivendo i suoi compagni: "Ecco qui gli amici miei … Cari amici … Mentre me li guardo a uno a uno mi domando come mai questa amicizia è durata tanto. Un' amicizia con regole precise anche se non ce le siamo mai dette : le donne, per esempio, mogli o amanti che siano, rigorosamente escluse … E poi il diritto al reciproco sfottimento e più che altro la voglia di non prendersi mai sul serio " . E' q uesto il sentimento che li unisce, tutti insieme - non più ragazzini ma cinquantenni- estrinsecando una energia tutta particolare che muove quasi tenendo conto di quella premonizione di morte.

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E gli scherzi, gli atteggiamenti goliardici assumono una forma densa di significati , che tende a "esorcizzare la vita", a "fermare" l' esistenza, insomma, proprio attraverso le sue espressioni più scanzonate e burlesche. "Zingari" cosi' amano chiamarsi questi amici. "Il bello della zingarata è proprio questo . La libertà, l' estro , il desiderio. Come l' amore. Nasce quando nasce, e quando non c' è più inutile insistere non c' è piu'" . E ancora " … Non è facile giocare continuamente. Il gioco ha un fondo di serietà che nemmeno si sospetta. E così, a volte , ci guardiamo, ci giudichiamo e finiamo per chiederci tutti che cosa ci stiamo a fare al mondo…". Sono parole venate di amarezza lontana, quasi premonitrici della morte che coglierà, alla fine lo stesso Perozzi.

Un passaggio all' altra vita che avviene senza drammi e che si compie nello spirito di sempre : la presa in giro al prete che viene per dare l' estrema unzione. Il ciclo continua : tra un gioco e l' altro , come sfuggendo continuamente a qualche cosa.