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VISIONI. VENERDÌ ESCE IL NUOVO FILM DI BOLDI-DE SICA
Il cinema
è di sinistra, ma fa soldi solo se va a destra E allora viva
Vacanze di Natale, mito degli anni '80
di Andrea Scanzi
E' un dato di fatto: aumentano le sale cinematografiche, ma
diminuiscono gli spettatori. Specie se il film è italiano.
L'eccezione alla regola sono le “commedie popolari”. Che, con
scadenza regolare come le tasse, escono prima di ogni Natale. La
scorsa stagione, il record l'ha fatto «Natale sul Nilo»: 4.613.317
biglietti, 28 milioni di euro d'incasso. Venerdì esce il suo
successore, ovviamente quasi uguale per titolo («Vacanze in
India»), attori (la coppia Boldi-De Sica, insieme per la ventesima
volta), regista (Neri Parenti) e “trama” (anche se, presentandolo,
De Sica ha detto che questo film è «molto più profondo degli
altri»). Come sempre la critica storce il naso, come sempre i
diretti interessati se ne fregano. «In confronto al voyeurismo
dell'Isola dei famosi, noi siamo educande - ha detto ancora De
Sica - Laddove mancano motivi per ridere, noi offriamo due ore
spensierate». E il pubblico apprezza.
E' un paradosso antico, valido anche per musica e letteratura: il
cinema è un prodotto teoricamente di sinistra, ma monetizza solo
quando si sposta a destra (o comunque verso il disimpegno
casereccio). Ci si potrebbe chiedere quale sia stato - se c'è
stato - il film che ha dato il via a queste commedie tanto amate
dalla massa quanto odiate dai cinefili. Una risposta si può
scorgere in un libro edito in questi giorni da «unmondoaparte». Si
intitola «Vacanze di Natale», lo ha curato Franco Spicciariello. A
vent'anni dall'uscita del film omonimo, Spicciariello ha deciso di
festeggiare la ricorrenza. Stasera, alla Multisala Adriano di
Roma, «Vacanze di Natale» verrà nuovamente riproiettato. Ci
saranno gli autori (il regista Carlo e lo sceneggiatore Enrico
Vanzina), gli attori del film (Calà, De Sica, Stefania Sandrelli).
«La speranza - dice Spicciariello - è che anche i più giovani
possano scoprire le bellezze di un tempo in cui l'Italia viveva un
nuovo sviluppo e una nuova spensieratezza, dopo quella dei
Sessanta». Spicciariello ha addirittura fondato, nel '99,
l'«Associazione Vacanze di Natale», che si prefigge di «rivalutare
gli ingiustamente vituperati anni '80». C'è anche un sito
internet, curatissimo (www.vacanzedinatale.it).
Oltre alla sceneggiatura, il libro contiene foto inedite,
interviste agli attori e qualche saggio critico. La prefazione è
di Marco Giusti, tra i primi a «sdoganare da sinistra» questo
genere cinematografico. E' chiarificatrice, e per molti urticante,
l'introduzione di Enrico Vanzina: «Vacanze di Natale appartiene
certamente alla categoria dei film di culto. [..] Già tre
generazioni di italiani lo hanno scelto come modello di
riferimento di un certo tipo di cinema comico popolare». Il film,
si legge, non è soltanto un modo per ridere, ma anche «lo specchio
di una borghesia che si era trasformata e che solo allora prendeva
coscienza di come era diventata». E se per il Mereghetti si tratta
solo della «versione invernale di Sapore di mare», qualcosa da
stroncare con un * ½, «Vacanze di Natale» è per i Vanzina
«l'anello di congiunzione che lega la vecchia commedia
all'italiana con il nuovo cinema che cercava di farsi largo in
quei primi anni '80». Spicciariello dice di conoscere il film a
memoria, come tanti altri. Chi si fosse scordato qualcosa, può
comunque consultare il sito, dove potrà perfino scoprire la
filmografia di Karina Huff (l'eroina del film). Scorrendo la lista
degli attori, si scopre anche che «Vacanze di Natale» è stato uno
dei primi film di Claudio Amendola. Amendola interpretava un
romanista burino, cioè quello che ha fatto per vent'anni, fino
alla svolta artistica di «Caterina va in città»: sempre un burino,
però laziale. Al di là dei gusti cinefili, il libro è gradevole.
Come il sito, impreziosito da una foto bellissima. Raffigura
Alberto Sordi nel set di «Un americano a Roma», diretto da Steno
(il padre dei Vanzina). Nella foto, Sordi tiene in braccio Carlo
ed Enrico, allora bambini. Sorridono tutti.
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