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Le Recensioni d’epoca

 

Da “La Repubblica” del 23 dicembre 1983

 “Vacanze di Natale” di Carlo Vanzina 

con Stefania Sandrelli, Christian De Sica

 La vita non si cambia sulle nevi di Cortina

 IL NATALE, per quanto sia stato raccontato, usato e rivisitato centinaia di volte da cinema, teatro e letteratura, continua ad essere un luogo narrativo fecondo di spunti, una scadenza catalizzatrice di aspettative e delusioni: le sue potenzialità sembrano inesauribili. Ma neanche sono riusciti a coglierne Carlo ed Enrico Vanzina nel film-strenna Vacanze di Natale.

Anche se non siamo in qualche epoca del passato – sempre degna, chissà perché, di grandi nostalgie – ma ai giorni nostri, le atmosfere si potrebbero collocare, tanto il film viaggia in superficie, in qualsiasi momento degli ultimi trent’anni, preferibilmente nei “favolosi” anii ’60, gli anni del boom. Del resto la famiglia di bottegai romani “ripuliti” che si concede di trascorrere – padre, madre, figlia e nonna – le feste a Cortina d’Ampezzo, non è forse la riedizione di certe performances sordiane? Lo testimonia del resto il fatto che la madre è quella stessa Rossana Di Lorenzo che gia accanto all’Albertone de “Le coppie” (1970) era stata la moglie del proletario snobbata e derisa durante una sospirata vacanza in Costa Smeralda per il decimo anniversario di matrimonio.

            Dunque: due le storie principali, che corrono parallele. Quella di Claudio Amendola – il figlio dei borgatari – che si innamora della ragazza americana di Christian De sica, che è invece il figlio più grande del palazzinaro Riccardo Garrone; e quella del pianista stagionale Jerry calà che ritrova in mezzo alla fauna di sfaccendati e vanitosi dell’hotel Posta Stefania Sandrelli, con la quale era rimasto un discorso in sospeso dodici anni prima.

            Il film scorre tra uno sketch e l’altro e se per un momento sembra che gli outsider abbiano la meglio – il ragazzo di borgata, tanto più per bene degli altri ragazzacci viziati, trascorre la notte di San Silvestro con l’americanina che, forse, laggiù a Pittsburgh, sarà anche lei figlia di qualche umile venditore di hamburger, mentre per un attimo la romantica Sandrelli pare decisa a mollare il marito tutto donne-e-motori per il rubacuori che fa divertire i ricchi ma in fondo è tanto triste – poi ognuno torna nei suoi ranghi.

            Il film, in realtà, non ne è mai uscito. Anzi, se ne guarda bene e dimostra tutta la sua buona volontà sciorinando praticamente tutte le canzoni di successo dell’83, citando, oralmente o visivamente, una o più volte, la Ciga Hotels, Casa Ricordi, Canale 5, Valentino, la famiglia Agnelli, e ci scusino le altre firme omaggiate ma non le ricordiamo più. (p.d’a)

 

* ai cinema Bologna, Brancaccio, Embassy, Eden, Gregory e Nir di Roma. All’Excelsior e al Metropol di Milano.

 

VACANZE DI NATALE

 di Carlo Vanzina

Tratto da Cinema '83, di Giovanni Grazzini, Laterza, Bari, 1984

Terzo film di Carlo ed Enrico Vanzina {il contrappeso dei fratelli Taviani) in dodici mesi. Ovverosia: dov'è la crisi del cinema italiano? Assai diverso tuttavia da Sapore di mare e da Mystere. II nostalgico del primo e l'enigmatico del secondo cedono infatti il passo al comico e al brillante rinverdendo la moda del film d'attualità {battezzato “instant film”) che fotografa su due piedi i ragazzi di oggi e li mette a confronto coi loro genitori.

Formula di successo, perché consente una vivace panoramica sul comportamento e il vocabolario dei giovani e qualche sana frustata a mamma e papà. E dunque fa centro due volte: diverte e castiga.

Siamo a Cortina d'Ampezzo, durante questo Natale. Dove si ritrovano gruppi molto assortiti: di nuovi ricchi, di snob, e di alti, medi e bassi borghesi, tutti con una gran voglia di godersi le vacanze. II più in vista è Billo, un pianista da bar, che ne cambia una per sera, ma intorno a lui volteggia la fauna più pittoresca. C'è un palazzinaro con moglie smorfiosa, serve di colore e tre figli {il maggiore Š arrivato con l'amichetta americana); c'è la famiglia di un macellaio capitolino che non può dirsi campione di buon gusto, c'è un nababbo lombardo con consorte ipocrita; c'è una bolognese che mette puntualmente le corna al marito; c'è una camerierina locale che dopo un anno smania ancora per Billo; c'è il tifoso della roma il quale pensa più a Falcao che alla fidanzatina, e ci sono gli indigeni: un villico che vuol vendicare l'onore della figlia a colpi di scure, e il maestro di sci che finisce nel letto dei giovani clienti. Insomma quanto occorre, favorendo lo scambio di coppie, i piccoli intrighi, le svolte sentimentali, i pruriti dei bugiardi e le scenette da “pochade”, per mettere insieme un allegro balletto nel quale il frivolo e l'amaro di oggi si tengono per mano. Intarsiati con abilità dagli sceneggiatori Enrico e Carlo Vanzina, raccontati con freschezza dal regista, recitati con simpatica disinvoltura da una ventina di attori di varia età (in parte gli stessi di Sapore di mare), e ritmati da canzoni che mettono il fuoco nelle vene dei giovani.

Vacanze di Natale è un film d'occasione, fatto alla svelta e senza troppe ambizioni, ma spigliato e divertente, che piace ai ragazzi e forse anche ai nonnini, i quali vi ritrovano l'eco del cinema degli anni Cinquanta. Azzardiamo: un “De l'amour” da discoteca, scritto da un cronista più ironico e spregiudicato ma {molto in fondo) non meno romantico...

Giovanni Grazzini

24 dicembre 1983  

 

Dall’inserto Spettacoli de “La Repubblica” 

di Venerdì 23 dicembre 1983

 

VACANZE DI NATALE

            di Carlo Vanzina, con Jerry Calà, Christian De Sica, Stefania Sandrelli, Karina Huff, Claudio Amendola, Antonella Interlenghi

Basta con gli anni ’60: qui siamo durante le feste di Natale a cavallo, per l’appunto, del 1983 e del 1984. Il film è ambientato a Cortina d’Ampezzo: e via con i ricchi-e-borghesi che ci raccontano, sullo schermo, i loro vizi, le loro debolezze, le loro ipocrisie. Lo stratagemma per mettere in scenz tutto questo sono le vicende di una famiglia romana di estrazione popolare che capita a Cortina durante le feste natalizie e tenta disperatamente di convivere con i ragazzi viziati che formano la popolazione del posto. Sul tutto, musica a volontà: il film si avvale infatti di una colonna musicale di sicuro richiamo.

 * al Bologna, Brancaccio, Eden, Gregory e Nir.

 

Da “Il Tempo” di Sabato 24 dicembre 1983

   

Vacanze di Natale  

 

Dopo le vacanze al mare datate anni Sessanta (1), Carlo Vanzina ci parla adesso delle vacanze in montagna, datate oggi. Le occasioni, più o meno, sono le stesse – amori e amorazzi, ripicche e tradimenti – ma i climi, ovviamente, sono un po’ diversi, e non solo perché c’è una Cortina d’Ampezzo invernale al posto di una Versilia a metà agosto: c’è la maggiore disinvoltura degli anni Ottanta, i rapporti più sciolti tra genitori e figli e un eloquio controllato solo a metà perché i protagonisti giovani non hanno più 18 anni, come in Sapore di mare, ma, arrivati ai 25 e passa si abbandonano senza troppi scrupoli al turpiloquio di moda.

            Una vera e propria vicenda non esiste, anche se, tra piccoli intrighi, delusioni amorose, e qualche equivoco, certi personaggi vengono più in primo piano di altri, e non esiste neanche un autentico contrasto di classi, nonostante, fra gli arricchiti in vacanza sulle nevi, ci sia la famiglia già “arrivata” da un pezzo (con villa e domestiche filippine) e quella invece che, ancora bottegaia, si è concessa per la prima volta delle ferie costose in un albergo di lusso. Comunque, pur tra giochi facili messi in voga dal cinema italiano del Cinquanta, momenti ripetitivi e vecchie gags da dimenticare subito perché arcinote (lo sci sbattuto in faccia per un movimento sbagliato…), la commediola riesce senza troppe difficoltà a intrattenere il pubblico giovane cui, con ogni evidenza, si indirizza. Vanzina non è ancora un narratore ma, come regista, i suoi tipi li coglie con una certa esattezza, salvo qua e là con degli inceppi, mostra di avere il senso dei ritmi giusti, con tutto il dinamismo che serve.

            Aiutato anche qui da una colonna sonora in cui, in parallelo con i successi musicali anni Sessanta che si ascoltavano nel suo film estivo, non si lesina nessun successo degli anni Ottanta, per la gioia (e la memoria in tempo presente) dei teen-agers di oggi malati di discoteca.

            L’incarico di riproporre tali successi di fronte al pianoforte di un night ce l’ha Jerry Calà, al centro anche di una storiellina da dongiovanni. Al suo fianco, tra i giovani, si possono ricordare Christian De sica, Antonella Interlenghi, tutti “figli d’arte” come il loro regista che è figlio del nostro Steno, e Karina Huff, una graziosa faccina di stampo hollywoodiano. Tra i meno giovani spiccano Stefania Sandrelli, con un fascino chiuso e sottile sorretto come sempre da un talento sicuro, Riccardo garrone e Rossella Vomo, la coppia di ricchi snob, Mario Brega e Rossana di Lorenzo, la coppia proletaria, e Marilù Tolo, una farfallina in grado di sfarfallare dappertutto. Il mio sarà anche un giudizio generazionale, ma i meno giovani continuano a convincermi di più. Il cinema è anche mestiere. 

(1)   Sapore di mare, vedi Il Tempo 26 febbraio 1983.

   *    Brancaccio, Embassy, Eden, Bologna, Gregory, Nir

 

Da “Il Tempo” di Venerdì 23 dicembre 1983

 

Incontro con Christian De Sica

 Queste Vacanze senza un regalo

 Mentre esce il film di Carlo Vanzina che lo vede fra gli interpreti, l’attore resta sospeso fra il cinema e la TV. Prossimamente in “Al Paradise” di Falqui. Successo ottenuto a New York.             E’ tornato da New York scendendo all’aeroporto di Fiumicino senza nemmeno un pacchetto natalizio. Nessuna delusione per il figlio Brando, che avendo solo nove mesi, non può capire.

  “Perché ?”.     

  Sempre più simile fisicamente al padre Vittorio de Sica, Christian mi spiega di avere avuto una sorta di rigetto per queste feste comandate in una New York piena zeppa di Babbi Natale e di italiani tristissimi anche se con una non sottovalutabile disponibilità di dollari. Negli Stati Uniti, Christian De Sica ha partecipato alla settimana del Cinema Italiano (settimana protrattasi 21 giorni), durante la quale ha mietuto (suo il participio passato) consensi insperati, grazie a un modo di recitare sopra le righe aprrezzato dagli americani, sia in “Sapore di mare n°1” di carlo Vanzina, sia in “Borotalco” di Carlo Verdone.

            “Sono venuti ad applaudire, al termine delle proiezioni, gli allievi dell’Actor’s Studio, sollecitati da Lee Strasberg a un confronto con giovani attori e registi di casa nostra, arrivati, come, all’ombra della Statua della Libertà con la coda fra le gambe e il capo chino, poi, simpaticamente sorpresi del successo non previsto. Un successo concreto – insiste con un’espressione che ricorda il padre – visto l’interesse della direttrice di una società di produzione cinematografica, la Orion Classic, mrs. Donna Gigliotti, pronta a mettere in cantiere un film di coproduzione diretto da Vanzina jr. con un attore italiano, che sarei io, ed uno americano da stabilire”.

- Ma tu, almeno, un regalo te lo sei fatto?

            Devo confessarti che sarei stato tentato di rapinare il negozio di “giocattoli per adulti” inaugurato poco fa a un tiro di schioppo da Madison Square, sensibile al fascino di un minisommergibile e, soprattutto a quello di un carrello con quattro ruote e pulsanti varii, premendo i quali si fa entrare in azione un maggiordomo telecomandato riecheggiante i tempi in cui esisteva il cosiddetto rimpianto personale… Ma costavano troppo!”.

A questo punto Christian previene un’altra mia domanda dicendo ormai che il “capitolo regali”, per quanto lo riguardaè archiviato. Né cerca di sostituirlo con quello “vacanze”, dal momento che le vacanze di Natale le ha trascorse l’ottobre scorso a Cortina d’Ampezzo con Carlo (Vanzina), Jerry Calà, Stefania Sandrelli e Claudio Amendola.

Il riferimento a “Vacanze di Natale”, film che sta uscendo contemporaneamente in sei cinematografi di Roma, non si presta ad equivoci. Del resto lui, Christian, è convinto della funzione positiva di una pellicola del genere: a prescindere dai meriti (o demeriti) che le attribuirà la critica, rappresenta, a suo avviso, una valvola per questi giorni di festa.

Spezziamo una lancia a favore del cinema, sostenendo che invece di sintonizzarci freneticamente su questa o quella rete televisiva, ci si può recare in una tradizionale sala a deplorare da una parte il cinismo borghese degli anni Ottanta in nome del quale occorre divertirsi e spendere a tutti i costi anche senza amore e lietezza; dall’altra, a lasciarsi coinvolgere in scherzi, giochi e brevi amori stimolati da un’atmosfera di poesia consona ai fiocchi di neve vicini o lontani…”.

- Paladino del cinema, allora, volti le spalle alla TV, Christian?

            “Non è possibile farlo: è già stata una rinuncia declinare l’invito di Antonello Falqui per il quale farò soltanto un’apparizione, al fianco della sempre più affascinante Milva, nel suo nuovo programma “Al Paradise”. Ritornero invece a riapparire su Retequattro dove durante la messa in onda de “Lo Stellone”, ho ottenuto una buona audience”.

            - Sulla TV di Stato, intanto il 29 dicembre prenderà il via un programma di tuo fratello Manuel dedicato a papà…

            “E’ un omaggio quello di Manuel a Vittorio de Sica troppo presto e troppo spesso dimenticato, cui si associa mia madre, Maria Mercader, e anche io, nonostante circolino voci maliziose sul mio protagonismo antitetico con l’esigenza di… dare a Cesare quel che è di Cesare. Sono un attore, riconosco in mio padre un maestro, lo ritrovo intatto nella memoria, ma ritengo sia più logico affidarne la rievocazione a Manuel, in quanto musicista e non attore. Attore della nuova generazione che, però, contrariamente ai suoi coetanei, si è costruito la carriera passetto dopo passetto (dice proprio così), mai baciato dalla fortuna facile ma sempre e costantemente pronto allo scotto legato alle varie fasi: comparsa, partecipazione, terzo nome, secondo protagonista…”.

            Nato show-man, grazie al phisique du role e al sorriso smagliante del conte Max tuo antenato, perché hai voluto cimentarti anche in ruoli drammatici?

            “Immagino che tu ti riferisca alla televisiva “Medea di Portamedina” di Cesare Mastriani che ha ispirato Schiavasappa. E ti rispondo di non essere approdato nel melodramma a causa di complessi ma soltanto per riaffermare quello che, in sostanza, ripeteva mio padre: “l’impegno di un attore comico è più grande di quello di un interprete drammatico, sebbene il pubblico creda il contrario e riservi al primo riconoscimenti minori”.

Ilvana Gaudio

 

 Anno 1983, a Cortina d'Ampezzo, durante le vacanze di Natale s'intrecciano le vicende di tre nuclei familiari. Mario (Claudio Amendola), figlio di un rude macellaio (che ha preferito le montagne innevate a "Ovindolo", come la chiama lui, è amico di stadio di Luca (Marco Urbinati), uno dei rampolli dell'avvocato Covelli, capo di una famiglia "bene". Donatone (Guido Nicheli) ed Ivana (Stefania Sandrelli) sono invece una coppia in crisi, lei troppo sognatrice e lui troppo attaccato ai "Danè". Filo conduttore e unico single della vicenda è Billo (Jerry Calà), pianista stagionale nella locanda dove s'intrecciano i fili narrativi della vicenda, sempre alla ricerca della donna facile e disponibile. Capostipite della saga "Vacanziera" "Vacanze di Natale" di Carlo Vanzina rimane uno degli oggetti di culto del cinema italiano. Vanzina stesso ricorda le origini di questa opera cinematografica raccontando che nel lontano 1982 dopo la prima di "Sapore di Mare" il produttore Aurelio De Lauretiis andò da lui abbracciandolo e declamando al capolavoro. Il regista così accettò dal magnate un progetto da lui coniato ricalcando quello di un vecchio film sempre della De Lauretiis , cioè "Vacanze d'Inverno". Carlo ed Enrico Vanzina presero subito la palla al balzo trasferendo quasi tutto il cast di "Sapore di Mare" dalle spiagge nostalgiche degli anni 60 alle bianche vette di Cortina d'Ampezzo inizio '80. E, naturalmente fu subito successo. Curiosa visione l'altra sera per festeggiare il ventennale di questo film campione d'incassi nel lontano '83. Dopo essermi seduto in una sala gremita da gente più o meno della mia stessa età hanno cominciato a sfilare come in una sorta di passerella da croisette il cast al completo del film sotto gli applausi estasiati degli astanti. Il primo a prendere la parola, naturalmente, è la mente partoriente del film, Carlo Vanzina, che, con la sua solita flemma, ha cominciato a raccontare l'origine e le sorti della pellicola. Di seguito il fratello cosceneggiatore Enrico che, umilmente, ha ammesso che il pubblico aveva afferrato un sottotesto di cui loro, nella fase di scrittura, non si erano indubbiamente accorti. "Ma ti rendi conto? Noi è con questi che siamo cresciuti", se ne uscita cinicamente una biondina seduta alle mie spalle. Insomma uno dopo l'altro si sono avvicendati sul palco un istrionico Jerry Calà, un nostalgico De Sica, un grande vecchio come Garrone, un ex soubrette come la Lentini e così via, intonando le battute mitiche della pellicola. Lo spegnimento delle luci in sala ha dato fuoco al delirio, la gente è andata in visibilio, applausi a scena aperta, battute intonate a memoria, mi sono voltato notando che la biondina di prima era la più agguerrita di tutte rammentando persino le frasi delle comparse, sembrava di stare in uno di quegli spettacoli di mezzanotte del "Rocky Horror Picture Show" in cui il pubblico si immedesima con i personaggi, noi con De Sica e Calà, e loro con Frank'n Further. In quel momento ho realizzato che la maggior parte degli spettatori che era lì non era tanto per il film, ma più che altro per i ricordi che suscitava, la nostalgia, la spensieratezza, il ritrovarsi giovani liceali davanti un cinema solo per farsi due risate, ripescare quelle emozioni che il tempo non restituisce più, rimanere perenni adolescenti era il senso di quella operazione. E come non dargliene atto, indubbiamente necessaria. Allora l'oggetto "Vacanze di Natale" ha superato l'ostacolo banalmente narrativo, Vanzina è riuscito a superare sé stesso non avendo la presunzione di farlo. Insomma si riesce ad essere grandi anche senza volerlo.

 Marco Massaccesi

 


 Vacanze di Natale (1983)

di Carlo Vanzina, con Jerry Calà, Christian De Sica, Claudio Amendola, 

Marco Urbinati, Antonella Interlenghi e Stefania Sandrelli


Nessuno come i Vanzina ha saputo raccontare tic, linguaggi e psicologie dei tifosi (romanisti) anni ottanta. Uno spicchio di Curva Sud sulle Dolomiti: Luca e Mario — "una vita insieme sugli spalti" - si incontrano sulla neve. Gli sci, la discoteca, ma in testa sempre la Magica. Fantastico Luca, che al brindisi di mezzanotte chiede alla fidanzata: "Dì un po’: secondo te dove lo festeggia il capodanno Toninho Cerezo?".

 

 
Vacanze di Natale (1983)

Vacanze sulla neve a Cortina, dove "si passa il tempo a domandarsi che cosa fare e non si fa mai niente": collana di barzellette, gigionate, tormentoni, freddure ginnasiali.
Regia: Carlo Vanzina
CAST: Jerry Calà - Karina Huff - Christian De Sica - Stefania Sandrelli -      Claudio Amendola - Antonella Interlenghi

Tratta dal sito www.jerrycala.com

Un'interessante recensione personale

http://it.geocities.com/mirko_simionato/vacanzedinatale.html