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Le
Recensioni d’epoca
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“Vacanze
di Natale” di Carlo Vanzina
con
Stefania Sandrelli, Christian De Sica
La
vita non si cambia sulle nevi di Cortina
IL
NATALE, per quanto sia stato raccontato, usato e rivisitato centinaia di
volte da cinema, teatro e letteratura, continua ad essere un luogo
narrativo fecondo di spunti, una scadenza catalizzatrice di aspettative e
delusioni: le sue potenzialità sembrano inesauribili. Ma neanche sono
riusciti a coglierne Carlo ed Enrico Vanzina nel film-strenna Vacanze di Natale.
Anche
se non siamo in qualche epoca del passato – sempre degna, chissà
perché, di grandi nostalgie – ma ai giorni nostri, le atmosfere si
potrebbero collocare, tanto il film viaggia in superficie, in qualsiasi
momento degli ultimi trent’anni, preferibilmente nei “favolosi” anii
’60, gli anni del boom. Del resto la famiglia di bottegai romani “ripuliti”
che si concede di trascorrere – padre, madre, figlia e nonna – le
feste a Cortina d’Ampezzo, non è forse la riedizione di certe
performances sordiane? Lo testimonia del resto il fatto che la madre è
quella stessa Rossana Di Lorenzo che gia accanto all’Albertone de “Le
coppie” (1970) era stata la moglie del proletario snobbata e derisa
durante una sospirata vacanza in Costa Smeralda per il decimo anniversario
di matrimonio.
Dunque: due le storie principali, che corrono parallele. Quella di
Claudio Amendola – il figlio dei borgatari – che si innamora della
ragazza americana di Christian De sica, che è invece il figlio più
grande del palazzinaro Riccardo Garrone; e quella del pianista stagionale
Jerry calà che ritrova in mezzo alla fauna di sfaccendati e vanitosi dell’hotel
Posta Stefania Sandrelli, con la quale era rimasto un discorso in sospeso
dodici anni prima.
Il film scorre tra uno sketch e l’altro e se per un momento
sembra che gli outsider abbiano la meglio – il ragazzo di borgata, tanto
più per bene degli altri ragazzacci viziati, trascorre la notte di San
Silvestro con l’americanina che, forse, laggiù a Pittsburgh, sarà
anche lei figlia di qualche umile venditore di hamburger, mentre per un
attimo la romantica Sandrelli pare decisa a mollare il marito tutto
donne-e-motori per il rubacuori che fa divertire i ricchi ma in fondo è
tanto triste – poi ognuno torna nei suoi ranghi.
Il film, in realtà, non ne è mai uscito. Anzi, se ne guarda bene
e dimostra tutta la sua buona volontà sciorinando praticamente tutte le
canzoni di successo dell’83, citando, oralmente o visivamente, una o
più volte, la Ciga Hotels, Casa Ricordi, Canale 5, Valentino, la famiglia
Agnelli, e ci scusino le altre firme omaggiate ma non le ricordiamo più. (p.d’a)
*
ai cinema Bologna, Brancaccio, Embassy, Eden, Gregory e Nir di Roma. All’Excelsior
e al Metropol di Milano.
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VACANZE
DI NATALE
di
Carlo Vanzina
Tratto
da Cinema '83, di Giovanni Grazzini, Laterza, Bari, 1984
Terzo
film di Carlo ed Enrico Vanzina {il contrappeso dei fratelli Taviani)
in dodici mesi. Ovverosia: dov'è la crisi del cinema italiano?
Assai diverso tuttavia da Sapore di mare e da Mystere. II nostalgico
del primo e l'enigmatico del secondo cedono infatti il passo al
comico e al brillante rinverdendo la moda del film d'attualità {battezzato “instant film”) che fotografa su due piedi i ragazzi
di oggi e li mette a confronto coi loro genitori. |
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Formula
di successo, perché consente una vivace panoramica sul
comportamento e il vocabolario dei giovani e qualche sana frustata a
mamma e papà. E dunque fa centro due volte: diverte e castiga.
Siamo
a Cortina d'Ampezzo, durante questo Natale. Dove si ritrovano gruppi
molto assortiti: di nuovi ricchi, di snob, e di alti, medi e bassi
borghesi, tutti con una gran voglia di godersi le vacanze. II più
in vista è Billo, un pianista da bar, che ne cambia una per sera,
ma intorno a lui volteggia la fauna più pittoresca. C'è un
palazzinaro con moglie smorfiosa, serve di colore e tre figli {il
maggiore Š arrivato con l'amichetta americana); c'è la famiglia di
un macellaio capitolino che non può dirsi campione di buon gusto,
c'è un nababbo lombardo con consorte ipocrita; c'è una bolognese
che mette puntualmente le corna al marito; c'è una camerierina
locale che dopo un anno smania ancora per Billo; c'è il tifoso
della roma il quale pensa più a Falcao che alla fidanzatina, e ci
sono gli indigeni: un villico che vuol vendicare l'onore della
figlia a colpi di scure, e il maestro di sci che finisce nel letto
dei giovani clienti. Insomma quanto occorre, favorendo lo scambio di
coppie, i piccoli intrighi, le svolte sentimentali, i pruriti dei
bugiardi e le scenette da “pochade”, per mettere insieme un
allegro balletto nel quale il frivolo e l'amaro di oggi si tengono
per mano. Intarsiati con abilità dagli sceneggiatori Enrico e Carlo
Vanzina, raccontati con freschezza dal regista, recitati con
simpatica disinvoltura da una ventina di attori di varia età (in
parte gli stessi di Sapore di mare), e ritmati da canzoni che
mettono il fuoco nelle vene dei giovani.
Vacanze
di Natale è un film d'occasione, fatto alla svelta e senza troppe
ambizioni, ma spigliato e divertente, che piace ai ragazzi e forse
anche ai nonnini, i quali vi ritrovano l'eco del cinema degli anni
Cinquanta. Azzardiamo: un “De l'amour” da discoteca, scritto da
un cronista più ironico e spregiudicato ma {molto in fondo) non
meno romantico...
Giovanni
Grazzini
24
dicembre 1983
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Dall’inserto
Spettacoli de “La Repubblica”
di Venerdì 23 dicembre 1983
VACANZE
DI NATALE
di
Carlo Vanzina, con Jerry Calà, Christian De Sica, Stefania Sandrelli,
Karina Huff, Claudio Amendola, Antonella Interlenghi
Basta
con gli anni ’60: qui siamo durante le feste di Natale a cavallo, per
l’appunto, del 1983 e del 1984. Il film è ambientato a Cortina
d’Ampezzo: e via con i ricchi-e-borghesi che ci raccontano, sullo
schermo, i loro vizi, le loro debolezze, le loro ipocrisie. Lo stratagemma
per mettere in scenz tutto questo sono le vicende di una famiglia romana
di estrazione popolare che capita a Cortina durante le feste natalizie e
tenta disperatamente di convivere con i ragazzi viziati che formano la
popolazione del posto. Sul tutto, musica a volontà: il film si avvale
infatti di una colonna musicale di sicuro richiamo.
*
al Bologna, Brancaccio, Eden, Gregory e Nir.
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Da
“Il
Tempo” di Sabato 24
dicembre 1983
Vacanze
di Natale
Dopo
le vacanze al mare datate anni Sessanta (1), Carlo Vanzina ci parla adesso
delle vacanze in montagna, datate oggi. Le occasioni, più o meno, sono le
stesse – amori e amorazzi, ripicche e tradimenti – ma i climi,
ovviamente, sono un po’ diversi, e non solo perché c’è una Cortina d’Ampezzo
invernale al posto di una Versilia a metà agosto: c’è la maggiore
disinvoltura degli anni Ottanta, i rapporti più sciolti tra genitori e
figli e un eloquio controllato solo a metà perché i protagonisti giovani
non hanno più 18 anni, come in Sapore di mare, ma, arrivati ai 25
e passa si abbandonano senza troppi scrupoli al turpiloquio di moda.
Una vera e
propria vicenda non esiste, anche se, tra piccoli intrighi, delusioni
amorose, e qualche equivoco, certi personaggi vengono più in primo piano
di altri, e non esiste neanche un autentico contrasto di classi,
nonostante, fra gli arricchiti in vacanza sulle nevi, ci sia la famiglia
già “arrivata” da un pezzo (con villa e domestiche filippine) e
quella invece che, ancora bottegaia, si è concessa per la prima volta
delle ferie costose in un albergo di lusso. Comunque, pur tra giochi
facili messi in voga dal cinema italiano del Cinquanta, momenti ripetitivi
e vecchie gags da dimenticare subito perché arcinote (lo sci sbattuto in
faccia per un movimento sbagliato…), la commediola riesce senza troppe
difficoltà a intrattenere il pubblico giovane cui, con ogni evidenza, si
indirizza. Vanzina non è ancora un narratore ma, come regista, i suoi
tipi li coglie con una certa esattezza, salvo qua e là con degli inceppi,
mostra di avere il senso dei ritmi giusti, con tutto il dinamismo che
serve.
Aiutato anche
qui da una colonna sonora in cui, in parallelo con i successi musicali
anni Sessanta che si ascoltavano nel suo film estivo, non si lesina nessun
successo degli anni Ottanta, per la gioia (e la memoria in tempo presente)
dei teen-agers
di oggi malati di discoteca.
L’incarico di
riproporre tali successi di fronte al pianoforte di un night ce l’ha
Jerry Calà, al centro anche di una storiellina da dongiovanni. Al suo
fianco, tra i giovani, si possono ricordare Christian De sica, Antonella
Interlenghi, tutti “figli d’arte” come il loro regista che è figlio
del nostro Steno, e Karina Huff, una graziosa faccina di stampo
hollywoodiano. Tra i meno giovani spiccano Stefania Sandrelli, con un
fascino chiuso e sottile sorretto come sempre da un talento sicuro,
Riccardo garrone e Rossella Vomo, la coppia di ricchi snob, Mario Brega e
Rossana di Lorenzo, la coppia proletaria, e Marilù Tolo, una farfallina
in grado di sfarfallare dappertutto. Il mio sarà anche un giudizio
generazionale, ma i meno giovani continuano a convincermi di più. Il
cinema è anche mestiere.
(1)
Sapore di mare,
vedi
Il Tempo 26 febbraio 1983.
*
Brancaccio, Embassy, Eden, Bologna, Gregory, Nir
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Da
“Il Tempo” di Venerdì 23
dicembre 1983
Incontro
con Christian De Sica
Queste
Vacanze senza un regalo
Mentre
esce il film di Carlo Vanzina che lo vede fra gli interpreti, l’attore
resta sospeso fra il cinema e la TV. Prossimamente in “Al Paradise” di
Falqui. Successo ottenuto a New York. E’
tornato da New York scendendo all’aeroporto di Fiumicino senza nemmeno
un pacchetto natalizio. Nessuna delusione per il figlio Brando, che avendo
solo nove mesi, non può capire.
“Perché ?”.
Sempre più
simile fisicamente al padre Vittorio de Sica, Christian mi spiega di avere
avuto una sorta di rigetto per queste feste comandate in una New York
piena zeppa di Babbi Natale e di italiani tristissimi anche se con una non
sottovalutabile disponibilità di dollari. Negli Stati Uniti, Christian De
Sica ha partecipato alla settimana del Cinema Italiano (settimana
protrattasi 21 giorni), durante la quale ha mietuto (suo il participio
passato) consensi insperati, grazie a un modo di recitare sopra le righe
aprrezzato dagli americani, sia in “Sapore di mare n°1” di carlo
Vanzina, sia in “Borotalco” di Carlo Verdone.
“Sono
venuti ad applaudire, al termine delle proiezioni, gli allievi dell’Actor’s
Studio, sollecitati da Lee Strasberg a un confronto con giovani attori e
registi di casa nostra, arrivati, come, all’ombra della Statua della
Libertà con la coda fra le gambe e il capo chino, poi, simpaticamente
sorpresi del successo non previsto. Un successo concreto – insiste
con un’espressione che ricorda il padre – visto l’interesse della
direttrice di una società di produzione cinematografica, la Orion
Classic, mrs. Donna Gigliotti, pronta a mettere in cantiere un film di
coproduzione diretto da Vanzina jr. con un attore italiano, che sarei io,
ed uno americano da stabilire”.
-
Ma tu, almeno, un regalo te lo sei fatto?
“Devo
confessarti che sarei stato tentato di rapinare il negozio di “giocattoli
per adulti” inaugurato poco fa a un tiro di schioppo da Madison Square,
sensibile al fascino di un minisommergibile e, soprattutto a quello di un
carrello con quattro ruote e pulsanti varii, premendo i quali si fa
entrare in azione un maggiordomo telecomandato riecheggiante i tempi in
cui esisteva il cosiddetto rimpianto personale… Ma costavano troppo!”.
A
questo punto Christian previene un’altra mia domanda dicendo ormai che
il “capitolo regali”, per quanto lo riguardaè archiviato. Né cerca
di sostituirlo con quello “vacanze”, dal momento che le vacanze di
Natale le ha trascorse l’ottobre scorso a Cortina d’Ampezzo con Carlo
(Vanzina), Jerry Calà, Stefania Sandrelli e Claudio Amendola.
Il
riferimento a “Vacanze
di Natale”, film che sta uscendo
contemporaneamente in sei cinematografi di Roma, non si presta ad equivoci.
Del resto lui, Christian, è convinto della funzione positiva di una
pellicola del genere: a prescindere dai meriti (o demeriti) che le
attribuirà la critica, rappresenta, a suo avviso, una valvola per questi
giorni di festa.
Spezziamo una lancia a
favore del cinema, sostenendo che invece di sintonizzarci freneticamente
su questa o quella rete televisiva, ci si può recare in una tradizionale
sala a deplorare da una parte il cinismo borghese degli anni Ottanta in
nome del quale occorre divertirsi e spendere a tutti i costi anche senza
amore e lietezza; dall’altra, a lasciarsi coinvolgere in scherzi, giochi
e brevi amori stimolati da un’atmosfera di poesia consona ai fiocchi di
neve vicini o lontani…”.
-
Paladino del cinema, allora, volti le spalle alla TV, Christian?
“Non è
possibile farlo: è già stata una rinuncia declinare l’invito di
Antonello Falqui per il quale farò soltanto un’apparizione, al fianco
della sempre più affascinante Milva, nel suo nuovo programma “Al
Paradise”. Ritornero invece a riapparire su Retequattro dove durante la
messa in onda de “Lo Stellone”, ho ottenuto una buona audience”.
- Sulla TV di
Stato, intanto il 29 dicembre prenderà il via un programma di tuo
fratello Manuel dedicato a papà…
“E’ un
omaggio quello di Manuel a Vittorio de Sica troppo presto e troppo spesso
dimenticato, cui si associa mia madre, Maria Mercader, e anche io,
nonostante circolino voci maliziose sul mio protagonismo antitetico con l’esigenza
di… dare a Cesare quel che è di Cesare. Sono un attore, riconosco in
mio padre un maestro, lo ritrovo intatto nella memoria, ma ritengo sia
più logico affidarne la rievocazione a Manuel, in quanto musicista e non
attore. Attore della nuova generazione che, però, contrariamente ai suoi
coetanei, si è costruito la carriera passetto dopo passetto (dice proprio
così), mai baciato dalla fortuna facile ma sempre e costantemente pronto
allo scotto legato alle varie fasi: comparsa, partecipazione, terzo nome,
secondo protagonista…”.
Nato show-man,
grazie al phisique du role e al sorriso smagliante del conte Max tuo
antenato, perché hai voluto cimentarti anche in ruoli drammatici?
“Immagino
che tu ti riferisca alla televisiva “Medea di Portamedina” di Cesare
Mastriani che ha ispirato Schiavasappa. E ti rispondo di non essere
approdato nel melodramma a causa di complessi ma soltanto per riaffermare
quello che, in sostanza, ripeteva mio padre: “l’impegno di un attore
comico è più grande di quello di un interprete drammatico, sebbene il
pubblico creda il contrario e riservi al primo riconoscimenti minori”.
Ilvana
Gaudio |
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Anno
1983, a Cortina d'Ampezzo, durante le vacanze di Natale s'intrecciano le
vicende di tre nuclei familiari. Mario (Claudio Amendola), figlio di un
rude macellaio (che ha preferito le montagne innevate a "Ovindolo",
come la chiama lui, è amico di stadio di Luca (Marco Urbinati), uno dei
rampolli dell'avvocato Covelli, capo di una famiglia "bene".
Donatone (Guido Nicheli) ed Ivana (Stefania Sandrelli) sono invece una
coppia in crisi, lei troppo sognatrice e lui troppo attaccato ai "Danè".
Filo conduttore e unico single della vicenda è Billo (Jerry Calà),
pianista stagionale nella locanda dove s'intrecciano i fili narrativi
della vicenda, sempre alla ricerca della donna facile e disponibile.
Capostipite della saga "Vacanziera" "Vacanze di
Natale" di Carlo Vanzina rimane uno degli oggetti di culto del cinema
italiano. Vanzina stesso ricorda le origini di questa opera
cinematografica raccontando che nel lontano 1982 dopo la prima di
"Sapore di Mare" il produttore Aurelio De Lauretiis andò da lui
abbracciandolo e declamando al capolavoro. Il regista così accettò dal
magnate un progetto da lui coniato ricalcando quello di un vecchio film
sempre della De Lauretiis , cioè "Vacanze d'Inverno". Carlo ed
Enrico Vanzina presero subito la palla al balzo trasferendo quasi tutto il
cast di "Sapore di Mare" dalle spiagge nostalgiche degli anni 60
alle bianche vette di Cortina d'Ampezzo inizio '80. E, naturalmente fu
subito successo. Curiosa visione l'altra sera per festeggiare il
ventennale di questo film campione d'incassi nel lontano '83. Dopo essermi
seduto in una sala gremita da gente più o meno della mia stessa età
hanno cominciato a sfilare come in una sorta di passerella da croisette il
cast al completo del film sotto gli applausi estasiati degli astanti. Il
primo a prendere la parola, naturalmente, è la mente partoriente del
film, Carlo Vanzina, che, con la sua solita flemma, ha cominciato a
raccontare l'origine e le sorti della pellicola. Di seguito il fratello
cosceneggiatore Enrico che, umilmente, ha ammesso che il pubblico aveva
afferrato un sottotesto di cui loro, nella fase di scrittura, non si erano
indubbiamente accorti. "Ma ti rendi conto? Noi è con questi che
siamo cresciuti", se ne uscita cinicamente una biondina seduta alle
mie spalle. Insomma uno dopo l'altro si sono avvicendati sul palco un
istrionico Jerry Calà, un nostalgico De Sica, un grande vecchio come
Garrone, un ex soubrette come la Lentini e così via, intonando le battute
mitiche della pellicola. Lo spegnimento delle luci in sala ha dato fuoco
al delirio, la gente è andata in visibilio, applausi a scena aperta,
battute intonate a memoria, mi sono voltato notando che la biondina di
prima era la più agguerrita di tutte rammentando persino le frasi delle
comparse, sembrava di stare in uno di quegli spettacoli di mezzanotte del
"Rocky Horror Picture Show" in cui il pubblico si immedesima con
i personaggi, noi con De Sica e Calà, e loro con Frank'n Further. In quel
momento ho realizzato che la maggior parte degli spettatori che era lì
non era tanto per il film, ma più che altro per i ricordi che suscitava,
la nostalgia, la spensieratezza, il ritrovarsi giovani liceali davanti un
cinema solo per farsi due risate, ripescare quelle emozioni che il tempo
non restituisce più, rimanere perenni adolescenti era il senso di quella
operazione. E come non dargliene atto, indubbiamente necessaria. Allora
l'oggetto "Vacanze di Natale" ha superato l'ostacolo banalmente
narrativo, Vanzina è riuscito a superare sé stesso non avendo la
presunzione di farlo. Insomma si riesce ad essere grandi anche senza
volerlo.
Marco
Massaccesi
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Vacanze
di Natale
(1983)
di Carlo
Vanzina, con
Jerry Calà, Christian De Sica, Claudio Amendola,
Marco
Urbinati,
Antonella Interlenghi e Stefania Sandrelli
Nessuno come i Vanzina ha saputo raccontare tic, linguaggi e psicologie
dei tifosi (romanisti) anni ottanta. Uno spicchio di Curva Sud sulle
Dolomiti: Luca e Mario — "una vita insieme sugli spalti" -
si incontrano sulla neve. Gli sci, la discoteca, ma in testa sempre la
Magica. Fantastico Luca, che al brindisi di mezzanotte chiede alla
fidanzata: "Dì un po’: secondo te dove lo festeggia il capodanno
Toninho Cerezo?".
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| Vacanze
di Natale (1983)
Vacanze
sulla neve a Cortina, dove "si passa il tempo a domandarsi che
cosa fare e non si fa mai niente": collana di barzellette,
gigionate, tormentoni, freddure ginnasiali.
Regia: Carlo Vanzina
CAST: Jerry Calà - Karina Huff - Christian De Sica -
Stefania Sandrelli - Claudio Amendola -
Antonella Interlenghi |
Tratta
dal sito www.jerrycala.com |
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Un'interessante recensione
personale
http://it.geocities.com/mirko_simionato/vacanzedinatale.html |
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