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Tratto
dal sito http://web.tiscalinet.it/elise/
videoregistratore3.html
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Enzo Braschi, l'indimenticabile attore comico che faceva
capolino in quella gabbia di matti -inconsapevole
cenacolo controculturale e fotografia di un'epoca- che
fu il Drive-in?!? Di volta in volta calato nei
panni del paninaro che si esprime con soli tormentoni e
pseudoslogan (era avanti di almeno 10 anni, ditelo ai
vari Aldo, Giovanni e Giacomo!), di dark dell'ultima ora
che si improvvisa depresso per "cuccare"
nei locali del settore, di ramboso che sfrutta l'allora
recente boom del body-building per trovare una ragione
d'essere, di yuppie cucador professionista, Braschi ha
incarnato i mille stereotipi tra i quali si aggirava
confusa la gioventù italiana, orfana di una
contestazione settantina vissuta dai fratelli maggiori,
e ormai così lontana da quell'epoca in cui si era tutti
uguali di fronte ad un calcio Balilla e si veniva
mandati a calci in chiesa con le braghe corte. Lui impersona il Giovane (pur avendo, all'epoca, qualcosa come 35 anni)
che si rivolge, spaesato, ai milioni di sottogeneri, di
sfumature, di ideologie usa-e-getta, tra le quali è
riconoscibile la superficiale imitazione del dark-rocker
alla ricerca di una sfera sociale a cui appartenere, del
sentirsi parte di un tutto, di uno -o più- dei nuovi
gruppi/comunità umane che sorgono proprio col boom
economico registrato in Italia negli anni '80, in cui
fame e politica a tutti i costi cedono il posto ad un
tempo libero da riempire assolutamente con ogni
immedesimazione modaiola esterofila, pena l'esclusione
sociale (o, per citare il suo paninaro, la Compilation
di schiaffazzi!!!) Esemplare
il suo cavallo di battaglia/paninaro camuffato da dark (“E'
che mi hanno detto che per cuccare nuove sfitinzie devi
entrare nel giro dei dark! Ueh, ragazzi, funge,
funge!”), il quale non esitava, da un giorno
all'altro, a vestirsi completamente di nero ("Spolverino
di lanazza..."), a impallidire (“Dieta a base
di zabaione con bianco d'uovo, fiale di ricottina da
nebulizzarsi, acqua delle mozzarelle con cui ubriacarsi
la sera”) e, addirittura, ad attrezzarsi la casa da
dark (“Un bel 'monoloculo' con catafalco a due
piazze, comodini di marmo, cella frigorifera e gabbia
con pipistrello”). Questo
"coatto", per esprimersi con un termine di cui
oggi si abusa, frequenta il locale “Globulo Bianco”
(sic!), legge necrologi, beve granite senza niente
(!!!), tutto questo per "fare" il dark, ovvero
inserire la sua persona in un qualsiasi contesto sociale
che da quando gli italiani hanno tutti due pasti al
giorni (come minimo) sulla tavola, è diventato
imprescindibile. Adotta
tecniche di approccio con l'altro sesso come
l'avvicinarsi e sussurrare alla nostrana darkettina di
turno: "Sei trooooppo scarsa, mi piaci un pozzo
nero!"; arriva persino a tacchinare una
suora scambiandola per una dark, e così via, amenità a
cui si abbassa. lui virtualmente anonimo e tranquillo,
pur di sentirsi “qualcuno” in un'Italia che sta
cambiando. Ma
di tutto questo si ride, e di gran gusto. |