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ITALIAN FAST FOOD (1986)

Regia di Lodovico Gasparini

Sceneggiatura di Carlo Vanzina 

 

"Italian Fast food" film di Lodovico Gasparini, sceneggiato da Carlo Vanzina, prende spunto e personaggi da quel “Drive In” che tanto ebbe successo su Italia 1 negli anni ‘80. Ed ecco che troviamo il calabrese Sergio Vastano che continua a rifiutare i 18 agli esami (che di di dare ma in realta' non da'), Pistarino, le ragazze fast-food, i Trettrè, Enzo Braschi–il Paninaro a capo di una compagnia che ha il suo luogo di ritrovo in un fast food e che organizza (farsesche) guerre tra bande con gruppi di punk, e poi, da costoro brutalmente martoriato, cerca di rifarsi attaccando briga con due dark che si rivelano poi due Carabinieri in "missione di travestimento mimetico", i quali lo schiaffano in gattabuia… Oggi viene mandato in onda solo sulle TV locali.

Note: In una scena Gino ed Edoardo dei Trettrè hanno le mani messe diversamente sulle spalle di Mirko a seconda dell' inquadratura.
Quando Braschi va in bagno gli spuntano (da soli) un paio di occhiali ed al ragazzo menato le etichette che aveva addosso ed il walkman.
Quando Vastano parla alla Messaggio dal bagno dietro esce due volte lo stesso ragazzo.
Quando Braschi viene scoperto nel covo dei punk, un ragazzo con la cresta arancione è sia nella sala in basso che al primo piano.
Sergio Vastano sostiene un esame alla Bocconi. O meglio, questo e' quanto sostiene lui. L'Universita' in cui va a dare l'esame infatti, è la Statale di Milano.
 

Nazione.: Italia - - v.c. n. 81976 del 06.11.86 - m. 2448 - ppp: 14/11/86 - c. Produzione.: C.G. Silver Film / Video 80 - collab.: Reteitalia, Segrate (MI)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cast:

 

SergioVastano

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Enzo Braschi

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Carlo Pistarino

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Trettrè

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Susanna Messaggio

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Tratto dal sito http://web.tiscalinet.it/elise/

videoregistratore3.html

 … Enzo Braschi, l'indimenticabile attore comico che faceva capolino in quella gabbia di matti -inconsapevole cenacolo controculturale e fotografia di un'epoca- che fu il Drive-in?!? Di volta in volta calato nei panni del paninaro che si esprime con soli tormentoni e pseudoslogan (era avanti di almeno 10 anni, ditelo ai vari Aldo, Giovanni e Giacomo!), di dark dell'ultima ora che si improvvisa depresso per "cuccare" nei locali del settore, di ramboso che sfrutta l'allora recente boom del body-building per trovare una ragione d'essere, di yuppie cucador professionista, Braschi ha incarnato i mille stereotipi tra i quali si aggirava confusa la gioventù italiana, orfana di una contestazione settantina vissuta dai fratelli maggiori, e ormai così lontana da quell'epoca in cui si era tutti uguali di fronte ad un calcio Balilla e si veniva mandati a calci in chiesa con le braghe corte. Lui impersona il Giovane (pur avendo, all'epoca, qualcosa come 35 anni) che si rivolge, spaesato, ai milioni di sottogeneri, di sfumature, di ideologie usa-e-getta, tra le quali è riconoscibile la superficiale imitazione del dark-rocker alla ricerca di una sfera sociale a cui appartenere, del sentirsi parte di un tutto, di uno -o più- dei nuovi gruppi/comunità umane che sorgono proprio col boom economico registrato in Italia negli anni '80, in cui fame e politica a tutti i costi cedono il posto ad un tempo libero da riempire assolutamente con ogni immedesimazione modaiola esterofila, pena l'esclusione sociale (o, per citare il suo paninaro, la Compilation di schiaffazzi!!!) Esemplare il suo cavallo di battaglia/paninaro camuffato da dark (“E' che mi hanno detto che per cuccare nuove sfitinzie devi entrare nel giro dei dark! Ueh, ragazzi, funge, funge!”), il quale non esitava, da un giorno all'altro, a vestirsi completamente di nero ("Spolverino di lanazza..."), a impallidire (“Dieta a base di zabaione con bianco d'uovo, fiale di ricottina da nebulizzarsi, acqua delle mozzarelle con cui ubriacarsi la sera”) e, addirittura, ad attrezzarsi la casa da dark (“Un bel 'monoloculo' con catafalco a due piazze, comodini di marmo, cella frigorifera e gabbia con pipistrello”). Questo "coatto", per esprimersi con un termine di cui oggi si abusa, frequenta il locale “Globulo Bianco” (sic!), legge necrologi, beve granite senza niente (!!!), tutto questo per "fare" il dark, ovvero inserire la sua persona in un qualsiasi contesto sociale che da quando gli italiani hanno tutti due pasti al giorni (come minimo) sulla tavola, è diventato imprescindibile. Adotta tecniche di approccio con l'altro sesso come l'avvicinarsi e sussurrare alla nostrana darkettina di turno: "Sei trooooppo scarsa, mi piaci un pozzo nero!"; arriva persino a tacchinare una suora scambiandola per una dark, e così via, amenità a cui si abbassa. lui virtualmente anonimo e tranquillo, pur di sentirsi “qualcuno” in un'Italia che sta cambiando. Ma di tutto questo si ride, e di gran gusto.

 

 

 

Sergio Vastano

 

 

 

Susanna

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