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IL CIELO IN UNA STANZA (1999)

Sceneggiatura di Carlo Vanzina e Enrico Vanzina 

Fotografia: Carlo Tafani - Musiche: Nicolosi
Produzione: Luigi e Aurelio De Laurentis
Distribuzione: Aprile 1999 Filmauro

 

Marco, un simpatico diciassettenne, sta bivaccando insieme ai suoi amici davanti a un famoso bar di una piazza romana. Per lui é proprio una serata storta; la ragazza lo lascia e, come se non bastasse, gli rubano il motorino sotto il naso... Intanto, il padre di Marco lo sta aspettando alla finestar preoccupato ed angosciato: quando Marco rientra a casa, tra i due scoppia un alite furibonda e mentre il padre rimprovera al figlio di essere troppo superficiale, Marco lo accusa di non capirlo per colpa della sua "vecchiaia". All'improvviso, con un salto celere, si passa negli anni '60. Il padre di Marco, per spiegare al figlio che anche lui è stato giovane, lo ha portato nei suoi ricordi e ora sta filando a tutta birra in sella ad una Lambretta con dietro Marco, suo figlio!

Preoccupato e non poco irritato per il comportamento riottoso del figlio indocile, un babbo romano (R. Tognazzi) degli anni '90 gli organizza una visita guidata degli anni '60, quando il ribelle lo faceva lui. Si passano in rassegna gli ambienti tipici della borghesia della capitale: i Parioli, il Liceo Mamiani, il Piper, piazza Euclide, il Coppedé, Fregene. Amoretti, bisticci, scenette, sorpresine, intramontabili canzoni d'epoca, una seminascosta vena di malinconia e un sottofinale che sfiora il dramma. Qua e là alcuni momenti di sincerità, se non di verità, dovuti alla dimensione autobiografica dei due Vanzina, ma sono rari. Gradevolmente inoffensivo e sfilacciato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cast:

 

Alessandro Cianflone

....

Massimo

 

Elio Germano

 

Paolo da ragazzo

 

Gabriele Mainetti

....

Marco

 

Cinzia Mascoli

....

Madre di Paolo

Maurizio Mattioli

....

Padre di Paolo

 

Ricky Tognazzi

....

Paolo

 

Francesco Venditti

....

Claudio

 

 

  

 

Country: Italy

Language: Italian

Color: Color (Cinecitta)

Sound Mix: Dolby SR

 

Il cielo in una stanza. Recensione © 1999 reVision, Riccardo Ventrella

Facciamo un bel salto temporale, seguendo il roteante osso kubrickiano. Mille anni, diciamo. Dalle polverose mura di un vecchio edificio dissotterrato, esce fuori un deposito che i documenti indicano come "videoteca di cinema italiano". Film, documenti interessanti per capire la società, i modi, gli stili di vita, i miti. Siamo baldi antropologi, dediti ad una meritevole ricerca: come viveva, mille anni fa, la gente comune di quel territorio che si chiamava Italia, quali erano i suoi gusti, i suoi comportamenti. Dalla polvere, dovremo liberare quelle cassette con su scritto "regia: Carlo Vanzina". Chissà se lo potremo fare, perché nessuno ce lo avrà detto, da nessuna parte lo avremo trovato scritto.
Ho inserito Il Cielo In Una Stanza nei magnifici tre del cinema italiano 1998/99. L'ho fatto per un serissimo motivo. I fratelli Vanzina sono gli unici a saper fare, con dignità, uno dei mestieri più difficili, e da noi più esecrati, quello del cinema popolare. Genere per il quale abbiamo posseduto fior di artigiani, con nomi come Mastrocinque, Bragaglia, Matarazzo, Steno, che hanno tanto lavorato, e bene. Genere sul quale non si è mai potuto produrre un discorso critico di un qualche spessore. Dannosa l'incondizionata e perpetua condanna delle penne ufficiali, troppo prive d'interesse, dannosa la non meditata esaltazione dei "fanzinari" e dei "cantori a posteriori". Dovevano proprio dircelo i recenti trashologi, che le tanto vituperate commedie sexy degli anni'70 erano in realtà spioncini significativi per sbirciare un importante cambiamento di costume in atto all'epoca?
Hanno frequentato, i Vanzina, una delle scuole di cinema più importanti d'Italia, quella del già citato padre Steno, che ha formato i suoi materiali didattici in quarant'anni di carriera, nei quali ha diretto tutti i principali attori, facendo qualche film terribile, ma scrivendo anche molte pagine non prive di genialità e garbo. Come i grandi artigiani, spalmano i gusti e i miti del pubblico sul pane di storie esili e "canovacciare", di situazioni che si ripetono sempre uguali. Usano sapientemente la musica del periodo, distribuiscono qualche bellona svestita, non s'impicciano col turpiloquio più di quanto non facciano i loro contemporanei, fuori dal set. Sono vedutisti ambulanti, che prendono scorci per le strade e li rimontano in un quadro che, proprio perché non lo vuole essere, è sociale, prima di tutto.
Hanno creato il revival anni'60, con Sapore Di Mare: e che importa se non sono filologici. Contestualizzano, e spiegano al volgo, come i pittori di affreschi medioevali. Se le figure non sono bellissime, almeno l'insieme è esplicativo. Sanno cantare il tempo che fugge, soprattutto: qualcuno conosce una maniera migliore di rappresentare la nostalgia per la gioventù che "se ne va" del campo/controcampo Marina Suma-Jerry Calà proprio alla fine di Sapore Di Mare. Modalità eguagliata forse solo dall'immortale "il tempo passa per tutti lo sai/nessuno indietro lo riporterà neppure noi" di Max Pezzali ("Gli anni"), altra voce popolare da molti trascurata.

Il Cielo In Una Stanza funziona, per almeno tre quarti della sua durata, con invidiabile ritmo, nel raccontare la storia di un padre che mostra al figlio i "suoi" anni'60, per rimarcare l'inevitabile notazione che "anche lui è stato giovane, una volta". Proprio il padre è l'eroe di questo viaggio, il timido Paolino, che insegna al suo erede il valore dell'amicizia, e della solidarietà. Una scoperta della memoria, e dei sentimenti. Ciò che si è stati, e ciò che non si è ancora. Non cedono alla tentazione di fare un "Ritorno al futuro de'noantri", i Vanzina, perché gli americani si imitano, non si copiano. Mostrano la leggendaria decade come l'abbiamo sempre vista, e come sempre ce l'hanno fatta vedere, piena di spider e lambrette, vestiti corti ed imbarazzo nei preliminari, con il "mito della svedese" e Gino Paoli (mediato da Giorgia, tanto per giocare col tempo) a far da suggello. Lasciano che caratteristi (Mattioli e la Mascoli, in questo caso), lavorino al meglio. Merce ormai rarissima, quella dei buoni caratteristi, una volta spina dorsale del cinema italiano. Pochi sofismi visivi, dato che il tempo scarseggia.
In poche parole, Il Cielo In Una Stanza racconta qualcosa di vero, con passaggi credibili, sa emozionare, con pochi lembi di sceneggiatura, traccia personaggi che restano. Se il cartellino del prezzo non segna cifre elevate, non è colpa di nessuno. Ma si esce contenti, e quando il film è italiano non capita tanto di frequente. 

 

 

Elio Germano, ? e 

Alessandro Cianflone

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Venditti (a sin.)

 

 

 

Cianflone e Riky Tognazzi

 

 

 

 

 

 

Germano, Maurizio Mattioli 

e Cinzia Mascoli

 

 

 

 

 

 

Ricky Tognazzi