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FRATELLI COLTELLI (1997)

Regia di Maurizio Ponzi 
Sceneggiatura di Franco Ferrini, Cesare Frugoni, Emilio Solfrizzi

Soggetto di Franco Ferrini, Carlo Vanzina e Enrico Vanzina 

Runtime: 95'

Fotografia.: Maurizio Calvesi Musica: Antonio Di Pofi

Produzione: Video 80 Distribuzione: Medusa (1997)

Il giovane, nobile fiorentino Guelfo vive con la madre, non lavora e non ha mai una lira. Quando la madre muore in un incidente, Guelfo crede di essere l'unico erede ma, alla lettura del testamento, ha la promessa di sentirsi dire che esiste un fratello. Sua madre, circa trenta anni prima, ha avuto un figlio illegittimo che ora diventa erede al cinquanta per cento. Costui si chiama Felice, fa il cameriere in una pizzeria di Bari ed è amico di uno studente di legge fuori corso indebitato con bande locali di usurai. Ricevuta la convocazione, Felice si precipita a Firenze con l'amico e si sistema nella grande villa "di famiglia". Ben presto però si accorge che c'è poco da stare allegri: l'eredità non esiste perché la vecchia signora aveva solo debiti. Tuttavia i due fratelli cominciano a beccarsi con varie ripicche, finché ognuno si prende metà della villa. L'arriva della falsa baronessina Sonia mette poi in crisi entrambi: si fanno truffare, perdono gli ultimi soldi disponibili, e nel momento peggiore tra loro nasce una certa amicizia che si consolida quando il fido cameriere Vannino rivela loro l'esistenza di una preziosa collana. L'oggetto viene recuperato, rubato dagli esattori del racket, ripreso infine con il prezioso aiuto della bella Sonia. Guelfo, Felice e Sonia diventano allora inseparabili. Con l'aggiunta di prole in arrivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cast:

 

Emilio Solfrizzi

....

Felice

 

Fabio Canino

....

Guelfo

 

Simona Ventura

....

Sonia

 

Antonio Stornaiolo

....

Tonio

 

Flavio Bucci

....

Vannino

Katia Beni

....

Niobe

 

Grazia Scaliarini

 

 

 

Sara Ricci

 

 

 

Aldo Massaro

 

 

 

Mariella Capotorto

 

 

 

Pinuccio Sinisi

 

 

 

Dante Marmone

 

 

 

Monica Bauco

 

 

 

Cristian Marazziti

 

 

 

Sara Ferrarini

 

 

 

  (more)

 

 

Country: Italy

Language: Italian

Color: Color

Articolo tratto da Tempi Moderni, rivista di cinema on-line, del 1997

Da un soggetto dei fratelli Vanzina di alcuni anni fa, pensato per Diego Abatantuono e Christian De Sica, ad una commedia con attori esordienti, o quasi. Questo il percorso di "Fratelli Coltelli", diretto da Maurizio Ponzi, uno dei piu' originali tra i registi italiani di commedie. L'autore di "Madonna che silenzio c'e' stasera", che non sara' stato certo un capolavoro, ma che rispetto agli ultimi diretti da Francesco Nuti era quantomeno dignitoso e divertente e, soprattutto, finito, ha accettato questo incontro con la fertile faciloneria dei formidabili fratelli, proprio per la possibilita' di guidare degli attori giovani, "incontaminati". Non degli inesperti, comunque: se, da un lato Simona Ventura resta la diva del film, forte dei suoi successi televisivi, la cui presenza aleggia dietro ogni sua battuta, la coppia Solfrizzi-Stornaiolo, ha alle spalle anni di televisione e un grande successo regionale nel teatro di cabaret in Puglia. Proprio la grande verve dei due nel rendere un tipo di pugliese diverso dal gergo macchiettistico finora presente nel cinema italiano, da Lino Banfi al terrunciello di Abatantuono, e' la forza di questo film, dalla trama debole e scontata.
Il modello di commedia anni cinquanta, che ogni tanto ritorna a galla, viene purtroppo quasi sempre frainteso, imitato solo nella forma, sospeso nel tempo, lontano tanto dall'epoca di origine, quanto dalla nostra. I fratelli coltelli sono l'ennesima farsa sul tema del ricco e del povero, del settentrionale e del meridionale, affrontati con spirito positivo ed antirazzista, ma con troppa semplicita'. Tutti troppo buoni o troppo facilmente cattivi, nessuno veramente importante per il racconto, nessuno con cui lo spettatore possa identificarsi, nessuno di cui allo spettatore freghi qualcosa. La forza unica di tutta la pellicola sta proprio nel tanto denigrato dialetto, nella novita' del pugliese vero, nel fascino ormai affermato del toscano, mentre il tentativo di fare della Ventura una nuova Monica Vitti, si puo' dire fallito, per il momento, senza troppi rimpianti. Alcune battute sono quasi memorabili (come la risposta del cameriere alla presentazione di un nobile: "Borbone Parma" "Uno a uno", ma, tranne la figura inquietante del maggiordomo Flavio Bucci, a meta' tra un pinguino ed un gufo, restano isolate. Troppo poco per un film.

Marco Medelin